Calogero Marrone, il Perlasca di Favara, “Giusto tra le nazioni”

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Funzionario al Comune di Varese, nonno di Emanula Marrone, moglie di Bossi, ha sottratto interi nuclei familiari  ebrei ad una morte sicura

altQuasi 70 anni trascorsi nel dimenticatoio. Da Favara, paese di nascita, a Varese, città di residenza e lavoro, la storia aveva “cancellato” dalla memoria Calogero Marrone, ai molti sconosciuto fino a pochi anni fa. Adesso Calogero Marrone è “Giusto tra le nazioni”. Il 25 ottobre scorso il ministro Paola Severino, nel suo viaggio di Stato in Israele e durante la visita al memoriale Yad Vashem, aveva chiesto ufficialmente il riconoscimento per Marrone,  il capo dell’Ufficio anagrafe di Varese che nel 1945 fu deportato a Dachau per aver aiutato molti ebrei a fuggire in Svizzera.
Il riconoscimento era stato chiesto unitamente a quelli di don Pietro Pappagallo, a Cyril Kotnik (nonno materno di Walter Veltroni) e al maresciallo Felice Faraglia, tutti protagonisti in circostanze diverse del salvataggio di cittadini ebrei durante il regime nazifascista.

Si conclude dunque il percorso per il solenne riconoscimento a Calogero Marrone, avviato 5 anni fa grazie anche alle testimonianze di alcuni ebrei che avevano ricevuto l’aiuto del funzionario.
La storia  di Marrone è stata raccontata da Franco Giannantoni e Ibio Paolucci nel libro “Un eroe dimenticato”
altIn questi ultimi anni le amministrazioni comunali che si sono succedute a Palazzo di Città della cittadina che ha dato i natali al nostro “Perlasca” hanno valorizzato la figura dell’eroico cittadino favarese, attraverso incontri nelle scuole, convegni ed iniziative varie. Il Comune di Favara ha anche collocato sul muro della casa natale di Marrone, sulla centralissima via Vittorio Emanuele, una lapide di marmo, meta ogni 4 novembre e 25 aprile del corteo commemorativo con tanto di banda musicale al seguito.
Calogero Marrone è “balzato” sulle cronache per un matrimonio illustre che una sua diretta nipote, Manuela ha consumato con un politico del Nord, dalla voce dura e dal fazzoletto verde al collo: Umberto Bossi. Manuela Marrone, la “first sciura sicula”, come titolò il Giornale, rivelò con orgoglio ed in pompa magna le sue origini siciliane. La “sciura sicula” ha conservato il cognome del nonno, anche dopo il matrimonio con Umberto Bossi, in omaggio al grande nonno siciliano. Le gesta di Calogero però non hanno prodotto sconti ai “terroni” nel mirino leghista da sempre. Anni fa, Renzo Bossi, conosciuto dall’Italia intera come “il trota”, effettuò un blitz proprio a Favara per conoscere i luoghi di origine di Manuela. Tra i siti visitati non poteva mancare la casa natale del nonno. Ma dopo poco tempo, per una strana coincidenza, l’abitazione di Via Vittorio Emanuele fu demolita, per un rischio crollo. Insomma, “il trota” fu uno degli ultimi ad ammirare la targa, adesso “allocata” in qualche deposito. Anche a Varese la figura di Calogero Marrone è stata ricordata con una targa, voluta dal Comune e dalla comunità ebraica, posta all’entrata dell’ufficio anagrafe, nel luogo dove il nostro “eroe” falsificò carte e documenti per salvare da un sicuro viaggio nei campi di concentramento, gli appartenenti alla razza ebrea.

Giuseppe Piscopo

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