Buona Pasqua da New York!

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Dagli Stati Uniti una “cartolina” di Luigi Galluzzo: “C’è più Italia qui che in Italia”.

Manatthan di sera

Manatthan di sera

Buona Pasqua da N.Y. Vista dall’America l’Italia appare come il più contraddittorio dei paesi. Se vai in giro per Manhattan in queste calde giornate primaverili scopri un proliferare di vetrine a trazione tricolore. Proliferano gli Espresso Bar, dove si beve caffè all’italiana accompagnato da pasticcini. È un po’ la moda del momento, insieme alle vetrine multicolori dei nuovi stilisti, del made in Italy diffuso dal design all’oggettistica. Provi ad affittare delle bici ed il sudamericano che te le propone ti chiede di dove sei, tu rispondi italiano e lui controbatte, italiani raffinati. I ristoranti propongono variazioni diffuse di cucina nazionale, è quella che tira di più, tutti si propongono come chef ispirati dal bel paese.

Tutto ciò che è italiano insomma piace, altro se piace. Ma contemporaneamente c’è un disinteresse assoluto per la politica del nostro paese, per ciò che accade qui da noi. In fondo per gli americani l’Europa dal punto di vista geo politico è solo Germania, Inghilterra, Francia. Merkell ed Hollande. Il resto è niente, non esiste.

Noi come Italia non esistiamo, esiste eccome invece lo stile italiano. Ne deduco andando in giro che questo strano paese che noi siamo non può che puntare sulla sua straordinaria capacità di esportarsi, di diffondere il suo marchio, il suo stile, la sua raffinatezza appunto. Non fu così del resto al tempo delle Repubbliche marinare, non lo fu col Rinascimento, con i grandi banchieri?

Poca Nazione, punto zero, tantissima esportazione, relazione, Marco Polo docet. Se l’emigrazione tra fine ottocento e metà novecento è stata una grande tragica epopea nazionale i suoi frutti, i frutti di quella semina sono nella straordinario strapotere che il colore italiano nello stile diffonde dentro Manhattan. C’è pù Italia qui che in Italia. Che strana incredibile nazione che siamo!

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