Bosco: “Nel PDL personaggi che non possono più guidare il partito”

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“Quando arriva la magistratura vuol dire che la politica ha fallito”. Un nuovo Centrodestra? “Non so se ci sono ancora le condizioni”. La Regione e gli errori del passato: “Tutto dipende dalla capacità del prossimo presidente… Lombardo il peggiore che io ricordi”

Nino BoscoNino Bosco, 33 anni, deputato regionale uscente del Pdl è alla sua seconda avventura elettorale. La prima volta aveva 29 anni. E’ coordinatore provinciale del Popolo delle Libertà ad Agrigento. Nel corso della XV legislatura ha presentato due disegni di legge: uno, relativo ad un Piano straordinario di interventi per la riqualificazione del Centro storico di Favara, conseguente al tragico crollo dell’abitazione in cui persero la vita le piccole Marianna e Chiara Pia, il 23 gennaio 2010; l’altro, sulla proposta di istituzione della Conferenza dei presidenti dei consigli comunali della regione. Nessuno dei due è legge. “I tempi assembleari sono spesso biblici. E’ divenuta ormai una consuetudine, da decenni, che i tempi parlamentari siano addirittura ben lontani da quelli nazionali. Spero che l’iter parlamentare possa essere ripreso, soprattutto per il disegno di legge sul centro storico di Favara, a cui tengo particolarmente. Su entrambi i disegni di legge hanno molto giocato le vicissitudini degli ultimi anni, con la gestione del Governatore Lombardo e il caos politico. Ritengo, invece, che sull’emergenza del centro storico avrebbe potuto logicamente esserci una convergenza bipartisan”.

Assistiamo ad un timido risveglio di coscienza civile, dopo anni di apatia nei confronti della cosa pubblica: sorgono associazioni, comitati, gruppi di discussione, movimenti, più spesso con tematiche precise, ma anche tese ad affrontare più in generale i problemi del territorio e della politica che è chiamata ad amministrarlo. Come il Pdl oggi pensa di rivolgersi a coloro che esprimono qualcosa di nuovo nel panorama socio-politico e come pensa di coinvolgerli e di convincerli a votare i suoi candidati?

“Dubito che ci sia voglia di politica. Senza dubbio c’è voglia di partecipazione, ma disaffezione legittima nei confronti della politica. In tutto questo hanno una responsabilità i partiti, da sinistra a destra, che peccano nella capacità di selezionare e di costruire la propria classe dirigente. Quando su molte vicende arriva la magistratura, vuol dire che la politica ha fallito. Io la vedo così. Credo che i partiti debbano avere oggi la capacità di azzerare tutto e ricostruire su basi solide”.

Avete, dunque, una chiara percezione di questo malessere diffuso?

“Io lo vivo. Il voto lo chiedo puntando più sulla persona. La mia posizione politica è coerente da vent’anni e quindi la conoscono tutti. Però credo che oggi i cittadini siano orientati a scegliere la persona, più che il partito e questo lo dicono anche i sondaggi”.

Quali leve sente di dover azionare per convincere gli elettori a votarla?

“L’onestà, un valore che mi appartiene”.

E il suo partito?
“Mi auguro che il mio partito abbia la capacità di riuscire a costruire la sua azione con uno slancio diverso. Occorrono persone che abbiano credibilità per parlare alla gente. Deve essere anche un partito capace di parlare alla classe produttiva, alle piccole e medie imprese. Io credo che il Pdl, negli ultimi anni, abbia un po’ perso questa capacità”.

Lei ha affermato: “Faremo liste competitive, legate al territorio, indicendo i congressi cittadini per raccogliere gli umori e le sollecitazioni che arrivano dal territorio”. Sente che quelle presentate siano liste legate al territorio e per questa ragione realmente competitive?

“Che la nostra lista in provincia di Agrigento sia competitiva non v’è dubbio. Così come sono convinto che sarà la lista che ci affermerà come primo partito nell’Agrigentino. Mi piacerebbe riuscire a costruire una classe dirigente che sia giovane e, allo stesso tempo, preparata. Sono certo che chi fa politica da trenta o quarant’anni debba mettersi da parte, anziché riproporsi all’elettorato. In Italia nel dare spazio ai giovani siamo ancora indietro e in tutti i campi, non soltanto in politica. Ogni percorso della vita ha un inizio e una fine: un politico deve capire quando è giunto il momento di mettersi da parte. In altri Paesi, dopo essere stati presidenti o premier, concluso il loro mandato, fanno altro nella vita”.

Le passate competizioni elettorali hanno rivelato un sostanziale fluttuare delle alleanze, e spesso si sono rivelate anche deboli. L’esito elettorale di Agrigento ne è un esempio. Avete puntato sull’avvocato Pennica, che non era un vostro uomo, e anzi era stato proposto da tutt’altra parte politica: ha vinto Marco Zambuto. A Favara, dove avete vinto (con Forza del Sud e Primavera Favarese, MPA, PID, Per Favara e Favara Futura), Manganella non si può dire che sia diretta espressione del Pdl. Ora, per le regionali, avete scelto di appoggiare Nello Musumeci, uomo della Destra. A Palermo è avvenuto lo stesso con Costa (Pdl-Udc-Grande Sud), rinunciando anche all’ipotesi di una candidatura di Francesco Cascio, e ha vinto Orlando. Siete un partito che si dichiara forte a livello nazionale e regionale, come mai non riuscite ad esprimere e imporre un vostro candidato? Quali sono gli ostacoli che si frappongono con gli alleati per candidare un vostro uomo?

“Intanto, rispetto ai dati delle precedenti amministrative, il Pdl ne è uscito bene in provincia di Agrigento: si è affermato come primo partito ad Agrigento, a Favara, a Sciacca, dove abbiamo vinto col nostro candidato sindaco. Quest’ultimo è l’esempio, che, laddove ci sono le condizioni e ci sono le risorse, candidiamo i nostri uomini, preparati, capaci e intelligenti, come Fabrizio Di Paola, che poi vengono premiati dagli elettori. Sotto l’aspetto generale delle alleanze e i partiti, io penso che ciò sia legato al disordine che si è creato, nel quadro politico regionale, al caos che è seguito a quanto di più ignobile si possa fare, ovvero ribaltare la volontà popolare. Mi riferisco a Raffaele Lombardo, alle mutevoli alleanze che ha fatto, anche nel giro di pochissimo tempo. Le elezioni bisogna costruirle attorno ad un programma, sul quale si creano le alleanze. Poi possono esserci scelte giuste o sbagliate. Personalmente ho seguito a Favara la scelta di non mettere un uomo del Pdl, pur avendo in paese diverse persone valide all’interno della classe dirigente: una scelta che si è rivelata vincente. E a distanza di 15 mesi siamo ancora in piena collaborazione col sindaco Rosario Manganella. Ad Agrigento è una storia a sé, particolare; ci vorrebbe troppo tempo per approfondirla. Penso che i percorsi coerenti vengono pagati dall’elettorato; quando si è ondivaghi e indecisi, alla fine è difficile affrontare le campagne elettorali”.

Nel Pdl candidate i vostri pezzi da novanta: a parte lei che è l’uscente, ci sono il deputato nazionale Enzo Fontana e l’europarlamentare Salvatore Iacolino. Poi, la sorpresa di Giuseppe Gramaglia, già UDC e Patto per il Territorio, che è stato assessore della Giunta Zambuto. I motivi di una tale scelta: la volontà di blindare un risultato elettorale o anche la necessità di garantire un prosieguo politico a chi, come Fontana e Iacolino, non potrebbe contare sulla rielezione?

alt“Da un lato, c’è stata la volontà da parte di tutti di costruire la lista più forte e competitiva possibile, che potesse portare ad un risultato importante come partito in provincia. D’altro canto, c’è stata la volontà da parte dell’onorevole Iacolino e dell’onorevole Fontana di candidarsi a queste elezioni regionali…

 …per dare un contributo?

“Penso che certamente provino ad essere eletti”.
A quanti seggi puntate?
“Questo non lo sappiamo. Conosciamo tutti la legge elettorale: dipenderà dalla distribuzione dei seggi, da quanti supereranno la soglia del 5% … La nostra sarà certamente una lista che avrà una grande affermazione. Il Pdl in provincia di Agrigento prenderà un seggio pieno. Poi, nei giochi delle ripartizioni delle percentuali regionali e provinciali, è probabile che la nostra provincia abbia il miglior resto tra tutte le liste che concorrono”.

                                                                                                       Lei è tranquillo?
“In che senso? Sto facendo la mia campagna elettorale in maniera serena, determinata e punto a prendere un voto più degli altri. Poi, saranno gli elettori a decidere”.

Berlusconi propone lo scioglimento del Pdl e la creazione di un nuovo grande partito, nonché l’azzeramento dei vertici. Qual è il suo punto di vista sul futuro del centrodestra?

“Il Pdl ha bisogno di un rilancio. Ci sono dei personaggi che non hanno ragione di restare a guidare il partito e che non credo possano essere più accettati dagli elettori italiani, da Bolzano a Lampedusa. O si punta seriamente sulla classe dirigente dei cosiddetti ‘quarantenni’, oppure non sarà mai possibile un rilancio del partito”.

Quale proposta politico-economica portate in campagna elettorale? Che cosa pensate di poter proporre per la provincia di Agrigento e che sia attuabile in tempi ragionevoli?

“Non penso che la provincia di Agrigento sia molto diversa dalle altre province siciliane. Certo, è più indietro rispetto ad altre, ma il tema deve riguardare tutta la Sicilia. E’ necessario, intanto, mettere a posto il bilancio della Regione; dopodiché bisogna creare quelle infrastrutture di cui si parla da tanto tempo e che non sono state realizzate, ad eccezione del raddoppio della SS 640, che oggi è un’opera importantissima per la nostra provincia. E’ necessario anche, da parte della politica e da parte dei giovani, recuperare gli antichi mestieri. Se tutti pensano che ci voglia un titolo di studio o la laurea per entrare nel mercato del lavoro, è la fine. Noi abbiamo un esubero di avvocati, di medici, ma se cerchiamo elettricisti, calzolai, fabbri, abbiamo difficoltà a trovarli. Occorre fare uno sforzo per riscoprire le attività artigianali che svolgeva il padre o il nonno, e per mettere la politica nelle condizioni di attuare un recupero di questi antichi mestieri e agevolare il loro ingresso sul mercato. In Umbria, in Toscana ci sono ancora le botteghe artigiane, qui le abbiamo perse tutte. Ho un amico elettricista, che ha cominciato a lavorare da solo, anni fa, e ora ha messo su una piccola azienda che opera su tutta la provincia. Quanti sono ad avere la volontà ad impegnarsi come lui? Dobbiamo smontare anche culturalmente quel rapporto politica-cittadino assolutamente clientelare al quale ci hanno abituato da decenni”.

Sareste disposti a firmare un Patto con gli elettori dell’agrigentino, magari sottoscritto dal segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano?

alt“Perché no?”

Gli elettori rimproverano ai deputati nazionali di aver fatto troppo poco o niente per la Sicilia e per la nostra provincia. Di Angelino Alfano si sottolinea l’assenza perfino al primo congresso provinciale, che l’ha nominata segretario. Considerate le responsabilità nazionali, quale sarà l’impegno di Alfano per i suoi candidati ad Agrigento?

“Intanto, non per difendere il segretario nazionale del Pdl, credo che siano state messe in atto nei suoi confronti, soprattutto ad Agrigento città, delle strumentalizzazioni. Probabilmente avviene in politica, come avviene nella vita, che più sali in alto e più sei bersaglio di attacchi. Io penso che l’agrigentino dovrebbe essere orgoglioso di avere un quarantenne che fa il segretario nazionale del primo partito italiano. Angelino, credo che abbia fatto tutto quanto fosse nelle sue possibilità. La gente non deve dimenticare che il raddoppio della 640 nasce dall’impegno di Alfano di diversi anni fa; se ci sono stati importanti finanziamenti in città o di altre infrastrutture lo si deve a lui; così come quando c’è stato il suo impegno per salvare l’ospedale; sull’aeroporto si è fatto carico di incontri tra Vito Riggio e il presidente della Provincia a Roma. Non è vero che non ci sia stato un interessamento nei confronti di questo territorio. La non presenza al congresso provinciale non è stata dettata da altro che da suoi impegni istituzionali, ma è stato presente con la mente e con il cuore”.

Ma verrà ad Agrigento per sostenere i candidati del Pdl?

“Non so. Penso che verrà nel corso della campagna elettorale”.

Il congresso del Pdl ad Agrigento, già nel febbraio scorso, ha lasciato emergere una linea non unitaria. Unica cosa certa: la sua riconferma alla guida del partito in provincia. Poi il rafforzamento del Patto per il territorio, l’addio di Giovanni Barbera, che pure si era impegnato per riorganizzare il partito in dipartimenti tematici per rafforzare il legame con la base. Insomma non siete gli stessi di una volta. Vi siete ‘contati’ alle prove generali delle amministrative e, di recente, prima di questa competizione?

“Io, intanto, come segretario provinciale, sono stato eletto all’unanimità. Poi è stato un bel congresso, perché nei vari interventi da parte della nostra classe dirigente sono emerse sensibilità diverse sulle amministrative ad Agrigento o su altri appuntamenti politico-elettorali. Ma credo che questo, per un grande partito come il nostro, al cui interno ci sono tanti militanti, tanti simpatizzanti, sia un fatto positivo. Da allora ci sono state alcune defezioni. Di alcune, come quella di Giovanni Barbera, ancora, a distanza di mesi, non ne conosco il vero motivo. Ma, ciononostante, proprio all’ultimo appuntamento elettorale delle amministrative, noi abbiamo dimostrato la nostra forza, che è rappresentata dal 16% preso e dall’essere stato il primo partito. Penso che il Pdl sia forte come lo è stato alle amministrative e che in questa competizione elettorale il dato di Agrigento sarà altrettanto forte”.

Cimino sostiene che i deputati nazionali sono inesistenti, perché non hanno saputo difendere la Sicilia presso il Governo nazionale e che sono succubi delle lobby del nord. Che cosa sente di dover replicare?

“Michele Cimino, quando fa queste dichiarazioni, dimentica che lui ha il suo leader, Gianfranco Miccichè, che per vent’anni è stato deputato, vice ministro, sottosegretario. Per quanto riguarda i parlamentari nazionali in generale, ritengo vergognosa la legge elettorale nazionale, il cosiddetto porcellum: essere nominati, come se fossimo al Grande Fratello, da parte del segretario nazionale del partito, oggettivamente crea uno scollamento totale tra il parlamentare, i cittadini e il proprio territorio. Bisogna cambiare la legge elettorale con l’introduzione delle preferenze, con un ritorno ai collegi, dando la possibilità al cittadino di scegliere il proprio parlamentare e far in modo che questi possa sentirsi vincolato da un mandato elettorale con il proprio territorio. Il problema oggi è il distacco tra l’elettore e l’eletto. Su questo scollamento incidono diversi fattori: la crisi economica, il malaffare, il fatto che nei partiti ci sono politici che non sono tali, ma sono delinquenti e, infine, la legge elettorale. Quest’ultimo è l’elemento che aggrava ancora di più questo divario”.

Quali rimedi per i conti della regione, se ci sono?

“Occorre rimettere a posto il bilancio della Regione. Tagliare tutto ciò che è possibile”

Lombardo non ha già fatto tagli?

“Secondo me ne necessitano altri, in vari settori e non soltanto nell’apparato regionale, ma anche in altri comparti. Peraltro col presidente Lombardo la spesa è aumentata, non è diminuita. Se hai risorse umane all’interno della Regione a cui attribuire il ruolo di direttore generale o di Capo dipartimento, perché utilizzare figure esterne a cui corrispondere 200-250 mila euro all’anno? Queste cose vanno evitate”.

Qual è in due parole il suo giudizio sul Governo Lombardo?

alt“Tutti i Governi della Sicilia non li ricordo, ma credo che sia stato il peggiore presidente che la Regione abbia mai avuto. Da un lato, perché si è macchiato di quanto più vergognoso possa fare un uomo politico, cioè tradire la volontà popolare: essere eletti da una coalizione e mandare quei partiti che lo hanno eletto all’opposizione e, invece, al Governo chi ha perduto le elezioni. E’ politicamente scorretto, prima che con gli alleati, nei confronti dei cittadini che hanno espresso un voto per Lombardo, in quanto candidato di quella coalizione. Poi si è occupato solamente di accaparrare piccoli e grandi posti di potere e non di avviare processi amministrativi importanti. A sostegno di queste mie affermazioni, basta vedere quanti assessori regionali ha cambiato, quanti direttori generali, quante volte ha cambiato un ‘posto chiave’ della Regione siciliana, che è quello di direttore generale della Programmazione. Basta vedere perché i fondi comunitari non sono stati spesi. Ci sono responsabilità politico-amministrative precise. Pur non avendo trovato una situazione eccellente, ha certamente messo del suo per mettere in ginocchio la Regione”.

Lei ha espresso un giudizio analogo sul presidente della Provincia…
“Sì, perché il presidente D’Orsi ha fatto una sorta di ‘copia e incolla’ dell’azione di Lombardo. Io sono per la coerenza nei confronti degli elettori. Se ti candidi con una coalizione politica e con un programma politico, e la gente ti vota, devi essere fedele a ciò che i cittadini hanno scelto”.

Le Province sono un peso inutile secondo molti osservatori. Anche Lombardo aveva ipotizzato di scioglierle in favore della creazione dei Consorzi di Comuni. Lei che cosa ne pensa?

“L’idea dei Consorzi di Comuni è una follia. Creerebbe più province, anche se non le chiamerebbe tali. Penso che così come sono, le Province hanno poca ragione di esistere. O si affidano alle Province competenze tali da dar loro una ragione di esistere, o vanno ridimensionate. Oggi si occupano prevalentemente di viabilità provinciale, di edilizia scolastica e poche altre cose. Se noi invece pensassimo di dare alle Province la gestione dei rifiuti, la gestione del servizio idrico e le competenze sulla Programmazione, allora potrebbero essere degli enti importanti per il territorio”.

A proposito di rifiuti e di acqua: secondo lei la soluzione dei problemi è nella gestione privata o nel ritorno alla gestione pubblica?

“Intanto precisiamo che quando parliamo di privatizzazione, ci riferiamo al servizio: l’acqua è pubblica. Penso che sia uno schifo quello che è stato creato e mi riferisco agli Ato rifiuti e gli Ato idrici. Sono stati uno schifo per come sono stati gestiti dalla politica in questi dieci anni. Sono stati dei carrozzoni mangia-soldi, che sono serviti alla politica per sistemare l’amico e l’amico dell’amico. Tutto questo ricade oggi sulle spalle dei cittadini. Un servizio di raccolta rifiuti che potrebbe essere svolto con dieci operatori ecologici, oggi si fa con trenta, perché la politica ha fatto in maniera leggera delle assunzioni; oggi tutto va a ricadere in termini di costi sulla bolletta, a fronte di un servizio che di fatto non esiste. Sarei dell’idea di riuscire ad azzerare questi carrozzoni, riuscire a ridare le competenze ai Comuni, o darle alla Provincia, in un ragionamento che veda questi enti capaci di incidere sul territorio”.

Il Popolo delle Libertà si incaricherà di ricostruire il Centrodestra italiano. Lo dice il segretario Alfano, e lui stesso lo definisce un compito grande e difficile, perché ‘tanti sono gli egoismi e i protagonisti di uno spezzettamento che rischia di consegnare alla Sinistra il governo della Repubblica italiana’. Qual è il suo giudizio, quali le sue previsioni?

“Fare previsioni è difficile. Io penso che il pensiero di Alfano sia corretto: bisogna costruire un grande partito dei moderati che recuperi la capacità di parlare agli italiani. Non so se ci sono ancora le condizioni per costruire un nuovo Centrodestra, nel senso che mi rendo conto che tutto questo sarà legato al tipo di legge elettorale che decideranno di adottare. Io spero che non vadano nella direzione di costruire un sistema proporzionale, ma tengano di quanto di buono si è fatto in questi anni in Italia, cioè la creazione di una sorta di bipolarismo, anche se imperfetto, che comunque consente ai cittadini di sapere qual è il programma, qual è la coalizione e chi è il candidato presidente. Mi auguro che non si torni indietro di quarant’anni, quando i cittadini votavano i partiti e poi in parlamento si decidevano le alleanze e il presidente del Consiglio”.

                                                                                                               Per la candidatura a sindaco lei, come altri nel Pdl, seguendo le indicazioni di Alfano, ha annunciato le primarie. Poi non le avete fatte. “Le primarie ci saranno, sostiene Alfano, se Berlusconi non si candiderà”. E aggiunge: ‘Tutto dipenderà dal modello elettorale’. Insomma queste primarie non sembrano un modello adattabile al Pdl …

“Pare proprio di no. Ne parliamo ormai da tanto tempo e non siamo mai riusciti ad organizzarle. Né per le amministrative, né adesso per la scelta del candidato presidente della Regione. Io penso che, se fatto funzionare bene, quello delle primarie sia uno strumento di democrazia e di partecipazione. Per cui mi auguro che, in futuro, il mio partito riesca ad utilizzare le primarie per la scelta dei propri candidati”.

Come la Regione può impegnarsi per non ripetere gli errori del passato?

“L’argomento principe deve essere la spesa comunitaria e la capacità del prossimo presidente della Regione di recuperare questi ultimi quattro anni. Di evitare il disimpegno di quasi sette miliardi di euro. Non spenderli sarebbe un peccato imperdonabile”.

Il problema dei precari. Solo al Comune di Favara ce ne sono oltre trecento. Come, secondo lei, la Regione può affrontare il problema per assicurare il lavoro a queste persone?

“Sono persone che non possono essere abbandonate. Sono figure create tanti anni fa dalla politica. Oggi questa gente di una certa età, che si è costruita una famiglia, non può essere mandata a casa. La battaglia va fatta col governo nazionale per riuscire a trovare un percorso valido di stabilizzazione”.

Che cosa significa per lei essere vicino ai problemi della gente? Mi può fare un esempio concreto di una sua proposta di soluzione ad un problema, che sia riuscita a dare una risposta ad un’esigenza?

“Stare vicino alla gente, più che occuparsi delle esigenze personali, significa preoccuparsi dei problemi generali che provengono da un territorio. Rispetto alle emergenze, bisogna avere la capacità di fare delle battaglie e di dare il massimo per raggiungere risultati. Qualche anno fa sono stato vicino agli agricoltori della Piana di Licata, per problemi legati ai danni subiti per una grandinata. Dalla Regione non arrivavano i soldi. Mi occupai con altri colleghi di questo problema e dopo un anno riuscirono ad avere una tranche di quanto loro dovuto”.

                                                                      Anna Maria Scicolone

 

                                                                                                                      

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