Bersani alla ricerca del Governo perduto

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La strada stretta del giaguaro

Pier Luigi BersaniL’uomo che aveva in tasca le elezioni comincia in queste ore la sua corsa disperata alla ricerca della maggioranza perduta. La strada è stretta per il segretario Pd, come sottolinea con cattiveria Matteo Renzi, lo sconfitto delle primarie che aspetta il nuovo voto per prendersi il partito e, lui spera, il Paese.

Grillo ha già detto no a Bersani, Bersani a parole ha già detto no a Berlusconi, ma le uniche due serie possibilità di maggioranza passano o per una capriola dei Cinque Stelle che dovrebbero convertirsi sulla via dei nomi nuovi che il segretario Pd è pronto a inserire nell’esecutivo (Gabanelli, Rodotà), oppure su una desistenza di Lega e Pdl sulla scorta di un nome per il Quirinale che garantisca il Cavaliere (rielezione di Napolitano, Grasso, Marini, Amato). Per comporlo questo puzzle così complesso occorrono però grande destrezza e molta fortuna. Napolitano ha incaricato Bersani obtorto collo “Trova i numeri o lascia” gli ha detto, segno che dubita fortemente sulla possibilità di una fiducia senza offerte troppo al ribasso del segretario, un ribasso che Bersani non può concedersi del resto se non vuole che il suo partito, già così lacerato e teso, vada in frantumi. Eppure un esecutivo l’Italia dovrà averlo prima che si procede all’elezione del nuovo Capo dello Stato. Quelli che non vogliono il voto a giugno hanno già la carta segreta, convocare il Parlamento in seduta comune non il 15 aprile, ma il 6 maggio, aspettando cioè che il Friuli, al voto il 28, possa mandare il suo nuovo rappresentante e non il vecchio. Così si scavallerebbe l’estate prendendo Matteo Renzifiato. Senza un governo vero però sarebbe a rischio anche la riforma della legge elettorale, la grande emergenza del Paese insieme al disastro economico, con il rischio di tornare a votare col Porcellum un sistema fatto apposta per impedire maggioranze. Eppure il Porcellum sembra piacere ancora a tutti: a Berlusconi che è convinto di vincere, a Bersani che è convinto di vincere, a Grillo che sa che con le preferenze, ad esempio, non avrebbe alcuna chance di ottenere quel cento per cento che invece crede di poter ottenere rivotando subito. Grillo non ha nessun interesse a che si formi un nuovo governo, il suo obiettivo dichiarato è fare a pezzi questo sistema per sostituirlo con la sua democrazia via web, voto on line, niente mediazioni dei partiti, indicazioni via internet distribuite per l’Europa dalla sua casa di Genova e dalla residenza lombarda di Casaleggio, il partito immateriale che sani con la sua magia digitale le storture del mondo. Pd e Pdl credono che un nuovo voto sfoltirà fortemente le schiere a Cinque Stelle, ragionando sul fatto che l’elettore visti all’opera i parlamentari grillini con le loro contraddizioni materiali e le mire talebane si ravveda e torni all’antico. Fa effetto notare che in questa guerra di posizione nessuno di loro 900 eletti, e relative schiere di supporto, abbia in queste settimane veramente fatto nulla per mettere mano al disastro del Paese qui ed ora. Solo promesse messianiche da Grillo ed i suoi angeli sterminatori, solo promesse antimessianiche dai vecchi partiti. A Grillo piacciono le macerie per riedificare un mondo a sua immagine e somiglianza, gli altri sembrano paralizzati dalla paura che le macerie li travolgano. Ma agli italiani conviene fidarsi di gente così, così funestamente irreale?

Luigi Galluzzo

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