Benvenuti sul volo Leonardo Sciascia. Dove ci porterà?

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Un aereo Alitalia dedicato allo scrittore di Racalmuto diventa l’occasione per alcune  brevi riflessioni di fine anno. Con gli auguri per un 2014 meno cupo

L'airbus 320 Leonardo SciasciaSulla pista dell’aeroporto di Fiumicino un airbus 320 dell’Alitalia scopre sulla sua fiancata un nome familiare: Leonardo Sciascia. Non sapevo che la compagnia avesse dedicato un suo aereo allo scrittore di Racalmuto. Da una rapida ricerca su internet, in seguito scoprirò che il battesimo risale alla fine del 2010, ben tre anni fa. Resta il fatto che ritrovare quel nome sulla fiancata del grande airbus pronto a decollare è come incontrare un amico in un luogo inconsueto. Eppure, esaurita la sorpresa, smaltita la piccola ondata d’orgoglio per il luogo delle nostre radici, passata la leggera sensazione di vanità, mentre quell’aereo con il nome di Leonardo Sciascia ci porta su nel cielo, sopra le nuvole, il silenzio ovattato lascia dischiudere un ventaglio di pensieri.

 

 

 

Ancora una volta, attraverso la figura di Sciascia, il nostro paese arriva in alto. In questo caso, banale metafora, più in alto che mai. Eppure proprio questo orizzonte così vasto e così largo spesso ci ha dato vertigine.

Racalmuto è un paese che sta attraversando il suo periodo più duro. Alla crisi che ha colpito tutti i Comuni d’Italia, alla perdurante stagnazione economica della Sicilia e della provincia di Agrigento, si è aggiunto il trauma del commissariamento per mafia che sicuramente ha reso più difficile la vita quotidiana. Un sensibile decremento demografico, la rarefazione di attività economiche e commerciali, un aumento di tasse e tariffe dettate dalla disciplina governativa nazionale e da un bilancio comunale sull’orlo del dissesto, hanno sicuramente ridotto il paese ai minimi termini.

Uno scenario così è duro per chiunque. Ma è ancor più duro per un paese come Racalmuto che, proprio grazie alla presenza di Leonardo Sciascia, aveva esteso orizzonti e ambizioni oltre i suoi stessi confini. C’è molta gente che pensa che sarebbe stato meglio non essere sotto i riflettori, se poi questo non si è tradotto in benefici immediati.

Non lo credo e non l’ho mai creduto, ma so bene che l’ombra di un grande scrittore non basta se poi non c’è lavoro, se non ci sono servizi adeguati, se non c’è quella vivibilità minima per se stessi e per le proprie famiglie che rende un posto degno di essere vissuto.

Da quassù, dall’airbus 320 Leonardo Sciascia, Racalmuto è un piccolo punto sulla mappa geografica. Eppure è saldo il filo che lega quel punto – piccolo, ma così pieno di vita, di idee, di fermenti, di rabbia, se si vuole – con questo aereo che scivola veloce nel cielo.

Penso che sarebbe bello riuscire a riprendere il volo. Magari non a migliaia di metri di altezza, ma riprendere un volo disteso, su e giù per le colline del mio paese, tra i campanili delle sue chiese, tra le pietre dei suoi castelli, nei pomeriggi luminosi.

La voce del comandante mi risveglia: stiamo atterrando, tra pochi minuti saremo a destinazione.

E’ stato un volo sereno. E viene da pensare che forse Leonardo Sciascia ci ha riservato un trattamento di riguardo, da paesano a paesano.

Adesso, ogni qual volta vedo un aereo solcare il cielo penso che forse è l’airbus Leonardo Sciascia.

E penso che la scia di quell’aereo possa portare in alto tutti i nostri desideri e sogni e speranze che mi auguro potranno diventare concreti nel prossimo anno. Non tutti, magari, ma alcuni.

E che, ancora una volta, si possa tornare a volare. Non sarà impossibile se uno della nostra gente ha già imparato a farlo.

Auguri a tutti.

 

Gaetano Savatteri

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