Aspettando l’anno che verrà davanti alla mangiatoia vuota di paglia

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Auguri dal Paese che con il panettone ama regalare l’aumento delle diseguaglianze sociali

Auguri dal PaeseE’ stato il valzer degli indecisi. Il mi candido o non mi candido sfogliato come le margherite a segnare questa vigilia di Natale intristita dalla crisi. Tra disoccupati che avanzano e politici che si ripresentano o forse no, pagando l’Imu, perdute le ultime illusioni, molti italiani con la tavola vuota si interrogheranno sul loro futuro. Non è stato un bello spettacolo, c’era chi aveva sperato che la fine del mondo annunciata dai Maya facesse almeno rinsavire qualcuno, ma così non è stato. Anche Monti alla fine ci ha deluso, il suo tira a molla su cosa farà da grande lo ha reso troppo speculare ad un Berlusconi qualsiasi.

Avevamo creduto alla favola dei sacrifici necessari, poi scopriamo che come sempre sono sacrifici richiesti ai molti, i poveri e medio poveri, ma non a tutti, i più ricchi, che restano per magia sempre abbastanza esentasse in questo paese che con il panettone ama regalare l’aumento delle diseguaglianze sociali invece di ammorbidirle. Anche Monti ci ha deluso perché gli avevamo creduto ed invece ci è sembrato attaccato alla poltrona, qualunque essa sia, con quel suo: specchio, specchio delle mie brame tra Chigi Bruxelles o Quirinale qual è la più bella, poltrona del reame, che ci ha fatto sentire come molti mariti cornuti e mazziati. Proiettati verso l’anno che verrà, davanti alla mangiatoia vuota di paglia sospiriamo rassegnati, abbiamo capito che la crisi non svanirà con l’anno nuovo, che le nostre istituzioni non si rinnovano mai, affette dal virus della autoconservazione, che la prossima legislatura sarà breve, che l’Europa sogna di espellere almeno la parte centrale e meridionale della nostra nazione, troppo infetta per essere gradevole, che il prossimo Parlamento avrà lo stesso numero di deputati e senatori di questo alla faccia dei tagli, che ci terremo anche le province e che i nostri figli dovranno emigrare come gli italiani tra le due guerre e dopo il secondo conflitto mondiale. Le strade delle Capitale in questa vigilia sono piene di gente che guarda le vetrina, i negozi sono pieni di gente che guarda la merce, ma le casse sono vuote e chi è stato lungimirante, per se ha già portato il bottino oltreconfine. Un mio amico pochi giorni fa mi diceva “In giro si vedono solo facce incavolate”. Ma i prodotti alimentari non conoscono flessioni e per la cena del 24 ed il pranzo di Natale celebreremo il nostro rito, come sempre. La vita l’è bella, le bella. Buon Natale.

Luigi Galluzzo

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