Artisti emergenti. Simone Stuto: “Il mio mondo è un gioco di segni”

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IN BASSO LA FOTO GALLERY Nella sua bottega a Racalmuto, il giovane incisore lavora alle sue opere. Si è appena laureato all’Accademia delle Belle Arti. A giorni l’inaugurazione di una mostra a Realmonte assieme ad altri giovani artisti

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Simone Stuto all’interno del suo laboratorio (Foto A. Jyoti)

Gesualdo Bufalino ha scritto, ricordando certe pagine di Paul Valèry, che in tutte le epoche, anche le più tragiche, c’è sempre stato qualcuno, seduto in un angolo, che cura la propria arte. Ed eccoci intraprendere oggi un “viaggio” a Racalmuto tra coloro (soprattutto giovani) che, in silenzio, curano la propria arte e la coltivano in un angolo della Sicilia, lontani dalle grandi metropolitane europee.

Pitture e incisioni all’Armisanti

Iniziamo da una piccola “bottega”, come la chiamerebbero in tempi rinascimentali. Uno studio che si trova in una zona del paese chiamata Anime Sante. All’Armisanti Simone Stuto studia e dipinge, legge “L’opera d’arte nell’epoca della sua producibilità tecnica” di Walter Benjamin e cresce. E soprattutto approfondisce il segno attraverso le tecniche calcografiche. Acqueforti, puntesecche, acquetinte: quest’affascinante gioco dei segni su metallo, incavi e  rilievi che creano spazi di luce tra il bianco e il nero, hanno catturato sin da bambino il 22enne racalmutese fresco fresco di laurea all’Accademia delle Belle Arti di Palermo.

Un momento dell'intervista racalmuto

Un momento dell’intervista

Una laurea in pittura con una tesi sulle Tecniche calcografiche e dedicata alle Figure e alle vedute interiori. E a seguirlo in questo percorso artistico diversi “Maestri” di Racalmuto, il paese del Monoculus Racalmutensis Pietro D’Asaro. Da Sergio Amato, che peraltro lo ha seguito nel lavoro della tesi, a Giuseppe Agnello, anche lui docente all’Accademia, e Nicolò Rizzo. E sempre all’Accademia, Stuto ha incontrato docenti come Pietro Biondo, Carlo Lo Biundo, Nino Giafaglione. Ma anche i precedenti insegnanti del liceo artistico di San Cataldo, Calogero Barba e Giuseppina Riggi.

Paesaggio, materiali vari,18x20x5cm, 2013

Paesaggio, materiali vari, 18x20x5cm, 2013

Fondamentalmente Simone Stuto è timido. Ma riesce a scaricare la sua energia sulla tela, in un foglio di carta, in un pezzo di legno. Tutto per lui può diventare opera d’arte. L’idea dell’oggetto e della materia s’incontrano spesso nei suoi lavori che iniziano già a girare in diverse mostre in tutta la Sicilia. “Ho già consegnato le opere per Cavie, una mostra che sarà inaugurata il 4 aprile a Realmonte e dedicata a diverse forme di espressione, e mi hanno invitato anche ad esporre prima dell’estate al Circolo Unione”, ci dice mentre si prepara ad illustrare a noi e ai lettori di Malgrado tutto, come lui realizza un’incisione.

Dal metallo alla carta

Suonatrice d’arco, acquaforte su Rosaspina, 2014

Suonatrice d’arco, acquaforte su Rosaspina, 2014

Ci mostra il torchio calcografico e le punte, i chiodi, i raschietti brunitoi, le lime, roulette e vernici, bulini e metalli. La lastra di zinco è pronta per essere lucidata mediante la paglietta d’acciaio. Lucidata a specchio, tiene a specificare Stuto, preciso e lento nei suoi movimenti che danno l’idea di sicurezza e maturità. “Con un pannetto – dice – cospargo la matrice di cera. Riscaldo il tampone in pelle e stendo uno strato sottilissimo di cera. Attraverso il processo di affumicatura si compatta la cera per poi avere un riscontro diretto del disegno che si va intagliando”.

Maestri e dintorni

Mentre lavora Simone ci parla dei capricci di Francisco Goya, incisore spagnolo del Settecento, della lezione sulla ricerca della casualità attraverso i maestri Luigi Bartolini e Cy Twombly. Degli effetti di nero vellutato, come nei ritratti di Rembrandt che lui stesso ha riproposto e delle carceri di Piranesi. E dei paesaggi del siciliano Piero Guccione.

Paesaggio. lio e acrilico, Stuto 2013

paesaggio interiore, olio e acrilico su tela, 2013 (collezione privata)

“Attraverso la rappresentazione del paesaggio – dice – racconto l’interiorità. Come tanti, del resto. A Racalmuto questo percorso lo ha tracciato recentemente Nicolò Rizzo con le sue vedute interiori. Le vedute di luoghi in visioni interiori, come in certe opere dell’inglese William Turner.

Mentre si conversa Stuto inizia il lavoro sul metallo. Con una punta comincia a incavare lo zinco. Nel giro di pochi minuti ecco le linee che creano figure e ombre. Ecco ora un volto, un paesaggio connaturato ad esso.

Luci, ombre e stati d’animo

Interno con figura. Acquaforte su rosaspina 2013-14

Interno con figura. Acquaforte su rosaspina 2013/14

“Con l’inchiostro calcografico – spiega – riempio i solchi, dopo aver tolto la cera. La pulitura a velina rende poi il senso di ciò che rimane bianco”. Ora si, tutto è pronto per la stampa. Il torchio al centro dello studio affascina, è l’oggetto che la fa da padrone.

Bagnata la carta e sistemato il metallo inciso al posto giusto, si è pronti per muovere la manovella. Ecco la prova di stampa. “La risposta al lavoro che facciamo la dà sempre la carta stampata – dice Stuto mentre ci mostra l’incisione ad acquaforte”. La prova d’autore è un paesaggio col suo filo d’ombra che è l’espressione di uno stato d’animo, d’una ricerca interiore. Un mondo fatto di linee pensato alla rovescia e poi restituito dalla carta.

Leonardo Sciascia: “Mi piacerebbe che qualche giovane…”

Stuto ci parla dei suoi studi, della strada che è ancora tutta in salita. “Ho tanti programmi, voglio continuare a studiare, restando in Sicilia e devo approfondire, fare ricerche. Devo tornare alla Fondazione Sciascia e rivedere i ritratti che lo scrittore ha donato – dice – ce n’è uno che mi piace particolarmente e che ho anche inserito nel percorso della mia tesi. E’ la puntasecca di Auguste Rodin dedicata a Henri Becque”.

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Leonardo Sciascia

E si, Sciascia. Non si può non parlarne qui. Lo scrittore, appassionato di incisioni e di arte figurativa, nel 1986 parlò a Racalmuto del suo amore per le incisioni, quando inaugurò, all’auditorium Santa Chiara, “Questa Sicilia” di Domenico Faro. “Ho un grande amore e una grande affezione a questo genere e a questo modo di esprimere il sentimento dell’anima – disse Sciascia presentando la mostra – e mi piacerebbe che a Racalmuto qualche giovane praticasse quest’arte…”.

E qui torniamo allo scopo che una Fondazione dedicata a questo scrittore dovrebbe avere per un paese come Racalmuto e per un territorio povero come l’agrigentino, dove non finisce tuttavia di far emergere artisti di grande vaglia, e poeti, scrittori e bravi professionisti.

Segni di luce

La Fondazione Sciascia dovrebbe oggi chiamare attorno a se giovani come Stuto e tanti altri per aiutarli a crescere con la promozione delle loro opere. Non ci sono soldi, è vero. Ma per organizzare un incontro, una mostra di tanti giovani che provano a crescere restando qui non ci vuole molto. E potrebbero essere quei “segni di luce” per un territorio con grigie prospettive di sviluppo.

Intanto però godiamoci le tele, i disegni e le incisioni di Simone Stuto. Godiamoci i suoi paesaggi e i paesaggi nei volti che erano su quella nera lastra su cui sono stati scalfiti, da una giovane mano, i segni della luce.

 

FOTO GALLERY  di Alessandro Giudice Jyoti

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