Armando e il suo sogno spezzato di “ridisegnare” Favara

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Le lacrime di amici e conoscenti scorrono sul web

altL’ultimo “scatto” lo aveva rivolto al mar Mediterraneo, che lui chiamava nei suoi post “la vista dalla mia camera”. E quella foto, che miscela mare e cielo, l’aveva messo subito in rete, con un sintetico commento “Scusate se è poco”. Dopo aver assaporato iodio e un caffè, il rientro verso Favara, città che amava e che non ha più raggiunto. La vita di Armando Giglia, Responsabile Marketing della Farm Cultural Park, il Centro Culturale e Turistico Contemporaneo inaugurato nel giugno del 2010, nel cuore antico di Favara, all’interno del Cortile dei sette cortili, si è “fermata” in un tragico incidente stradale.

Un impatto violentissimo e una morte direttamente sull’asfalto. Nel giro di pochi minuti, attraverso i social network, la notizia è rimbalzata da un computer all’altro, lasciando un’intera comunità senza parole e con le lacrime agli occhi. Armando era conosciuto a Favara ma anche in provincia, per il suo impegno profuso nel valorizzare l’arte all’interno dei Sette Cortili. Sempre in prima fila e al fianco del notaio Andrea Bartoli, il promotore del recupero dello storico angolo a pochi metri dalla Chiesa Madre. Bartoli, che non è di Favara ma ha sposato una favarese e ha messo su famiglia nella cittadina chiaramontana, ha potuto contare su un affiatato gruppo di lavoro composto da architetti, fotografi, artisti. E Armando era uno dei principali “motori” della Farm. L’iniziativa del notaio nisseno aveva entusiasmato il giovane favarese a promuovere, attraverso diversi canali, le bellezze architettoniche di Favara, conosciuta fuori per i crolli di un centro storico che cade a pezzi. Armando Giglia in questa avventura, putroppo durata troppo poco, ha messo tutto l’entusiasmo e la creatività. Nei suoi post su Fb bacchettava i giovani che screditavano Favara. Proprio giorni fa sulla sua bacheca è apparso un disegno, semplice ma efficace. Una linea di matita che “sagomava” tetti di case antiche e la Cupola della Chiesa Madre e lanciava la campagna “Ridisegniamo Favara”. Al disegno associava anche un pensiero che oggi ha il gusto, amaro e struggente, di un testamento: “
Favara è bella, anzi bellissima ma ha bisogno del nostro aiuto per migliorarsi.
Sono sicuro che il 2013 sarà l’anno della svolta per Favara, ma affinché ciò accada dobbiamo unirci e impegnarci tutti per ridisegnare questo stupendo piccolo paese.
Buon 2013 Favara e buona fortuna per la tua crescita”. Sembra il copione di un film, ma è la realtà tragica. Quel mare e quelle nuvole che coprono il sole, l’appello ad impegnarsi per Favara e quella frase “scusate se è poco”: Armando lascia nella vita terrena icone e pensieri, oltre che a un grande ricordo e un vuoto profondalto. La bandiera rossa a pois bianchi della Farm è listata a lutto. Un grande dolore ha colpito non solo la famiglia Giglia-Cuschera, conosciuta e stimata da tutti, ma tutti gli amici di Armando. Ma rispetto ad altre tragedie che hanno colpito negli ultimi anni Favara, quella consumata a Le Dune ha emotivamente coinvolto una provincia intera. Sul web e sulle pagine di Facebook l’ultima foto scattata da Armando, pochi minuti prima dello schianto, è stata condivisa e visualizzata da migliaia di utenti. Un nuovo “modo” per associarsi al dolore e stare vicino ai familiari, ma sicuramente esternato con sincerità da parte di tutti. E sulle pagine di Facebook, sulla propria bacheca, tra i primi a “piangere ” Armando sono stati proprio Andrea Bartoli con la moglie Florinda Saieva. Questa la parte finale del post: “In questi momenti, lo confessiamo, ci viene voglia di mollare tutto; di dedicarci alle persone più care, di essere un poco più egoisti, di rischiare e sacrificarci di meno, ma non solo tu non saresti d’accordo ma neanche sarebbe giusto in onore della tua memoria. Quindi ti promettiamo che, combattuto questo fortissimo momento di sconforto, ritorneremo a lavorare con più forza di prima, con più voglia di farcela e con lo stesso entusiasmo che ci hai messo tu sino ad oggi. Ci viene da piangere nel pensare di non vederti domani ai Sette Cortili, ma dall’altra siamo felici che ogni santo giorno della nostra vita in cui riapriremo la nostra pagina Facebook di Farm Cultural Park o varcheremo la soglia del Cortile Bentivegna tu sarai con noi a sostenerci, proteggerci e volerci bene come noi ne vogliamo a te. Sei sempre con noi”. Una lettera straziante, tanti ricordi e un solenne impegno di andare avanti, nel nome di Armando e nel segno di quella matita che voleva ridisegnare Favara.

Giuseppe Piscopo

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One Response to Armando e il suo sogno spezzato di “ridisegnare” Favara

  1. luigi Rispondi

    9 maggio 2016 a 19:38

    Dio ti benedica, continuando a guidare ciò che ai sognato per chi amavi.

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