Anche le lamine hanno un’anima

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Ad Agrigento, allo Spazio il Funduck, da oggi al 12 Novembre,  la mostra di Adriana Faranda “Curve di transizione”. La presentazione di Annamaria Tedesco

altSe mi si chiedesse oggi cos’è il presente che ne è della nostra identità, come narrare?
Potrei lasciar rispondere i filosofi, passando da Locke Hume James e poi ancora Kirkeggard o Sartre e perché no Nietzsche, oppure far parlare la psicanalisi o meglio la letteratura, il nostro Pirandello ad esempio, ma potrei scegliere di muovermi con dolce amaro piacere visivo, sul filo d’immagini proposto da Adriana Faranda in “Curve di transizione “in mostra dal 6 al 12 Novembre ad Agrigento allo Spazio il Funduck. L’artista , la donna dalle molte vite , con lucidità disarmante è qui capace di presentare un intero processo di costruzione di nuove forme d’identità di cui la maschera è esigenza , simbolo.

Allora la voglio:
voglio una maschera
superficiale
sottile
mobile
duttile
splendente
smontabile e rimontabile
metallica , come suggerisce Adriana.
La voglio, compulsivamente la voglio, la voglio ora adesso , per costellare la mia vita di piccole morti, fino ad arrivare al punto di rottura, di apertura, fino al taglio attraverso cui comunicare, mediante un’altra ferita , in un altro corpo ,oltre la pelle , negli organi interni che nasconde , nella febbre che li scopre , li esplora , li mette in mostra aperti perduti, per spingermi oltre, smisuratamente ,per accogliere la ferita infertami dall’altro, sfidare l’infezione , svuotarmi, in quell’io pieno di anfratti e fenditure , per inibire melanconicamente il mio volto e poi strapparla perché non ho altro e ritrovarmi ancora intera.
Ma se così non fosse?
Se dietro la compulsiva disinibizione della maschera, polimorfa , sfuggente, aggiornata, riciclata modaiola affiorasse solo angoscia, distorta volontà di potenza , frammentazione smembramento , follia, e se non ritrovassi più alcuna possibilità di esserci?
Che ne sarà di me, di noi? Che ne sarà della mia storia , della storia?
E’ così Adriana è riuscita a sollevare e a mettere in scena la tragedia umana del nostro tempo e a chiedermi chiederci , come in un disperato lamento: ci sono ancora persone?
Dobbiamo concludere che il “corpo “,che prima evolveva secondo leggi interpretabili , oggi è in realtà esso stesso una maschera?

Annamaria Tedesco

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