Amaro mare

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Il tuo racconto per Malgradotutto

C’è ancora tempo per inviare al nostro sito i racconti in duemila parole che partecipano al concorso lanciato da Malgradotutto “Il mare colore del vino“. Le modalità di partecipazione le trovate su malgradotutto web nella sezione “Il tuo racconto“. La Commissione che valuterà i racconti è composta da Totò Ferlita, Carmelo Sardo, Giancarlo Macaluso, Gero Miccichè, Agata gueli, Paolo Terrana e Gaetano Savatteri. Il vincitore riceverà in dono un’opera originale del giovane artista Giuseppe Cipolla, e il suo racconto, assieme agli altri ritenuti meritevoli, verrà pubblicato in volume. Tutti i racconti pervenuti, e sono già tantissimi, saranno inoltre pubblicati settimanalmente sul nostro sito, rispettando l’ordine cronologico di arrivo.

Amaro mare
di
Rosanna Di Vitale

(a C., in qualunque mare si trovi)


Rosanna Di Vitale– Questo mare ha uno strano colore…
– Colore del vino.
– Smettila!
– Di fare cosa?
– Di essere banale.
– Il mare colore del vino è banale?
– Tu sei banale, se fai questa citazione ogni volta che vedi un lembo di mare.
– Ok.

– Smettila!
– Di fare cosa, adesso?
– Di dire ok. Non significa niente, ok.
– Ok… Sei una rompipalle.

 

– Lo so, grazie. Ne sono sempre andata fiera. Però una volta non avresti avuto il coraggio di dirmelo.
– Oh sì, che lo avrei avuto… No, hai ragione. Forse no. Ci siamo sempre date del tu, noi?
– Io ti davo del tu.
– Si certo, ma io ti davo del tu?
– Non te lo ricordi?
– No.
– …..
– Smettila tu, adesso.
– Di fare cosa?
– Di sorridere. Fai una strana smorfia, quando sorridi. Specie se vuoi prendere in giro qualcuno.
– Figurati, non ho mai preso in giro nessuno.
– Certo, come no…
– …
– Sono incinta sai?
– Davvero?
– Ah-ah! Ci sono riuscita!
– A fare cosa?
alt– A farti rotolare gli occhi giù dalle orbite. Stanno già tanto in fuori che quando li strabuzzi sembrano finti e ti viene un’espressione buffissima.
– Non è carino ridere dei difetti degli altri. Ci sono dei problemi di salute dietro questi miei occhi in perenne lite con la faccia. E lo so che ridevate un po’ tutti di questa bruttissima donna.
– Solo i cretini ridono dell’intelligenza. Non ho mai visto occhi così intelligenti. E comunque nessuno rideva. Avevano troppa paura.
– Paura, paura… I ragazzi hanno sempre paura delle cose sbagliate. E poi se ne vanno in giro per il mondo, vestiti come degli spardati incontro a pericoli che non immaginano nemmeno.
– Io non posso dire “ok” ma tu puoi dire “spardati”.
– Certo. E mi deludi se non cogli la differenza.
– Beh, non sarebbe la prima volta.
– Cosa?
– Che ti deludo.
– Ancora con quella storia. Avevi scritto una vera schifezza.
– Già.
– Quindi sei incinta.
– Si. È un’unghietta. Così piccolo che potrebbe scivolare via in qualunque momento. E ora sì che capisco cosa vuol dire avere paura.
– I figli prima o poi scivolano sempre via.
– Hai avuto paura quando li hai visti con la valigia in mano?
– Molta. Ma ero anche orgogliosa. Vedrai, starà bene la tua unghietta.
– Speriamo.
– …
– …
– …
– Sono già esauriti i nostri argomenti di conversazione? Sempre così, poche parole e poi silenzi conditi da facce canzonatorie… Mi stai prendendo in giro? A che pensi?
– Non ti ho mai preso in giro. Lo sai che non mi piace sprecare le parole. Vuoi una caramella?
– Pure qui ti sei portata quelle caramelle orrende, durissime, che uno le accettava per cortesia e si spaccava i denti? Una volta ne ho morsa una senza infilarla per intero in bocca e le scaglie sono finite sparse sulla tua scrivania come le schegge di una bomba.
Il quadro di Giuseppe Cipolla– Me ne sono accorta.
– Però non hai detto niente.
– Se sei locca che ci posso fare? Compito mio era mortificarti quando scrivevi idiozie, non quando sputavi caramelle sul tavolo. Poi mi sono troppo divertita.
– Grazie.
– Di non averti messo in ridicolo per la storia delle caramelle?
– Di molte cose. Però sei una stronza, potevi rispondermi alla mail.
– Ti ho risposto.
– Lo so ma un carteggio è un carteggio. Deve essere lungo, io dovevo scriverti ancora e tu rispondermi ancora…
– E sì… Che avevamo da fare noi? Quando mai ho fatto cose lunghe, io… Le parole le risparmio anche per iscritto.
– Che palle.
– Signorina, un po’ di rispetto per favore… Come va al lavoro?
– Sono convinti che io sia laureata in Filosofia romanza.
– Giusto. D’altronde al tuo posto mi guarderei bene dal definirmi filologa…
– Guarda che adesso ti ci mando.
– Tanto i tuoi trenta e la tua laurea te li sei intascati.
– E in tasca me li tengo.
– Smettila.
– Di fare cosa.
– Di essere banale.
– Ok.
– …
– …
– Facevo davvero così paura?
– Tanta, ma qualcuno ti amava.
– Va bene, ora devo andare. Non senti questo mare come chiama? È irresistibile. Devo entrarci dentro e affondare
– Bello affondare nel vino!
– Cretina.
– Lo so, grazie. Ne vado fiera.
– Vuoi che ti saluti qualcuno?
– Se vuoi… E tu, vuoi che ti saluti qualcuno?
– Fa’ un po’ come ti pare. Ciao Rosanna.
– Arrivederci, professoressa.

Rosanna Di Vitale

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