Alla ricerca delle riforme perdute

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La lunga marcia di Renzi nell’Italia  ferita e infiacchita nelle sue fondamenta.

Matteo RenziTutti lo vogliono e nessuno se lo piglia. Il cambiamento in Italia è un po’ come l’Araba fenice. Non si sa dove sia e se esiste veramente la voglia di attuarlo. Siamo un popolo di Santi, Poeti, Navigatori e Conservatori. Tutti vorremmo sì cambiare, ma a patto che a cambiare siano sempre gli altri e mai noi.

Renzi ha ottenuto prima la guida del Pd ed ora quella del Governo al grido “Rottamo tutto” pian piano ha preso però con italica studiata astuzia a recuperare i rottamati, vedi D’Alema, ora annuncia una riforma al mese e mentre i mesi passano sperimenta le alzate solenni di scudo dei conservatori di professione. Per rabbonirli frena e scende a patti con tutti.

La sfida finale sarà con Confindustria e Cgil, si dice, con Squinzi e Camusso, che l’ex sindaco di Firenze manderebbe volentieri a casa  perché convinto che loro sono il vero ostacolo alla conservazione con la voglia che hanno di continuar a garantire i vantaggi di chi garanzie ha già e da troppi anni. La sfida è finale. Lo si capisce da mille dettagli. Aldilà di tutto Renzi sa che o si apre il mercato del lavoro si cambia l’impresa liberandola dalla sua abitudine alla protezione ed alle garanzie, leggasi sussidi, oppure si muore.

Non c’è molto tempo a disposizione, l’Italia è già un Paese ferito ed infiacchito nelle sue fondamenta, ha barlumi di vitalità, gente sana ed innovativa che vorrebbe intraprendere, ma ha un fardello di corruzione, malavite ed  inefficienze troppo elevato per un qualsivoglia standard occidentale. Ma per modernizzare questo paese invecchiato e stanco, seduto ed incline a chiagnere e fottere, serve la clava, non la spada. E’ la classica frittata che deve rompere le uova se vuole andare in tavola. E’ uno di quei momenti senza ritorno o qui salti oppure ti trascinerai per qualche altro anno ancora prima che il diluvio arrivando trascini via ogni cosa. Di sicuro l’impresa facile non è, e soprattutto non tutti la vogliono, anzi, in troppo vorrebbero che  nulla muti affinché tutto rimanga immutato.

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