Agrigento, verso il voto

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La città che non cambia mai

Via Atenea AgSono stato un giorno e mezzo ad Agrigento, la mia città, e mi è sembrato come se il tempo si fosse fermato a più di vent’anni fa. O trenta, o quaranta (fate voi). La città è sotto elezioni e non te lo dicono le migliaia di manifesti traboccanti. Te lo dicono le facce dei candidati, allargate in sorrisi famelici, e quelle degli elettori contrite in smorfie di indignata rassegnazione. Non c’è famiglia che non abbia un parente, stretto o largo, candidato al consiglio comunale. E succede che in ogni famiglia ve ne siano più d’uno. Cosicché neppure tra cugini o peggio tra cognati vi sia convergenza di voto. Il banconista di un bar di via Atenea mi sintetizza con una battuta lo stato d’animo diffuso: “…dicu di sì a tutti, ma poi non voto…”.

Provo poi a seguire un dibattito in una tv locale con i candidati a sindaco. Carmelo SardoChiudo gli occhi e mi sembra di sentire una vecchia e stanca litania: il centro storico, l’acqua, il turismo che non decolla, le opere incompiute, le frazioni abbandonate, la pulizia. Gli stessi temi caldi che affrontavamo noi di Teleacras quando cominciai a fare questo lavoro. Cambiano solo i personaggi…anzi no. Uno mi sembra ci fosse pure allora.
Spengo la tv, esco. Mi ferma in via Atenea uno che ricordo vagamente di conoscere. Si spertica in mille complimenti perla mia carriera, infine mi rivela che si candida e mi chiede il voto. “Ma io sono a Roma”, gli chiarisco subito intendendo dire che sono residente a Roma. E lui di rimando: “E picchì, un po’ scinniri?”. Non aveva capito, o forse mi ero espresso male io.

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