Agrigento, un grande corteo storico per festeggiare San Gerlando

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E’ in assoluto la prima rievocazione storica dell’arrivo del Santo ad Agrigento. Con il servizio di Anna Maria Scicolone Malgrado tutto anticipa  tutti i particolari dell’evento

altOltre 150 figuranti, inseriti in unico grande corteo, sfileranno nel centro storico di Agrigento, dalle 18 del 22 febbraio. Partiranno dalla piazzetta del Purgatorio fino a giungere a piazza Don Minzoni, passando per via Porcello, Salita Cognata, via San Girolamo, Bibbirria e Duomo. La prima Rievocazione Storica dell’arrivo di San Gerlando, vescovo di Agrigento nel 1088, è uno dei momenti più attesi delle celebrazioni in onore del Santo Patrono, organizzate dall’Arcidiocesi. Vedremo passare, in atteggiamento solenne, i personaggi del tempo: i nobili e il clero, i soldati, gli sbandieratori in festa per l’arrivo del nuovo vescovo. Si rivivranno gli avvenimenti, i riti e le tradizioni della storia medievale di Agrigento.

L’arrivo è previsto intorno alle 20, alla Cattedrale, ai cui piedi ci sarà il momento dell’ambientazione, dell’animazione e dei giochi medievali. Sarà una festa, ma non solo.

 La rievocazione intende promuovere la conoscenza della storia e della cultura di un Agrigento dimenticata, ed è frutto di studio e di documentazione. Sarà una forma di intrattenimento, ma rispecchierà nel modo più autentico gli abiti, le usanze, i momenti storici più importanti. Dietro questo lavoro certosino c’è un insegnante che dedica la sua vita alla Storia e a questa forma di divulgazione. La sua casa è divenuta una specie di museo, dove sono conservati con cura abiti, mantelli, stendardi, pergamene, corone e ogni oggetto è copia fedele di un originale, magari custodito in un vero spazio museale. Si chiama Benedetto Raneri ed è di Comitini. Docente di storia e filosofia al Liceo Artistico Michelangelo e di Storia dell’Arte Medievale ed Estetica all’Accademia di Belle Arti di Agrigento, nonché uno dei tutor e responsabile di sede di un ente di formazione privato. Presiede l’Associazione “La Corte dei Giganti”, specializzata nelle rievocazioni storiche.
altCon entusiasmo svela l’intero progetto della Rievocazione di sabato prossimo e come si snoderà il corteo.
“All’inizio partiranno gli sbandieratori di Vicari – anticipa il professor Raneri -; seguiranno gli arcieri, e un gruppo di oltre 70 persone in costume storico”.

Tra i figuranti non mancherà la componente araba con la famiglia dell’Emiro, seguita dai servi e delle guardie. Poi, la parte armata, con il gruppo del Tataratà di Casteltermini, che con i loro costumi e la travolgente danza tra duellanti con vere spade sono un riflesso della dominazione araba. I nobili normanni saranno rappresentati dal Corteo Storico di Comitini, con costumi che rievocano vari periodi, dal basso Medio Evo fino al 1300″. Ci sarà anche un gruppo di Agrigento, organizzato per la prima volta, che sfilerà con abiti medievali realizzati per l’occasione e ci saranno anche alcuni cavalieri. Questi porteranno solennemente una copia dell’urna di legno, che contiene le spoglie di San Gerlando, perfettamente fedele a quella conservata nell’arca d’argento (che sarà esposta per la prima volta al pubblico, con i puttini, rubati e ritrovati, rimessi al loro posto). “Abbiamo scelto per questa prima volta di non raffigurare il Santo con un personaggio in costume – chiarisce Raneri -; ma San Gerlando comunicherà alla folla, simbolicamente, attraverso le sue spoglie”. Dei giovani agrigentini gli staranno intorno con le fiaccole, tutti con abiti medievali storicamente appropriati. Sono i ragazzi che fanno parte del Laboratorio medievale, che si sta allestendo presso la Curia, sotto la guida attenta di don Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali. I costumi sono stati acquistati presso rivenditori di abiti d’epoca, altri sono stati realizzati in parrocchia e dalle suore, ma sempre secondo le indicazioni fornite dal professor Raneri. “Gli agrigentini sono venticinque, ma è intenzione, per il futuro, di incrementare il numero”. Nel corteo della Rievocazione storica saranno due le voci narranti: quella dell’imperatore Federico, impersonato da Raneri, e quella di Francesca Cumella, nei panni dell’imperatrice, entrambi però privi delle insegne, per onorare San Gerlando. “Tutte le parti drammatizzate e le pergamene saranno lette dalla voce maschile, le altre da Francesca”.

A seguito dell’urna ci saranno un cardinale, due vescovi e un gruppo di uomini di Chiesa. Seguiranno i Milites Trinacriae, con le armature pesanti. Ci saranno diversi allestimenti medievali: la gogna, o altri strumenti di tortura, come il “violino”, nonché sedie e panche, che verranno disposte in piazza per l’arrivo dei figuranti. Infatti è proprio davanti alla Cattedrale che entreranno in azione i giocolieri, ed è in questo luogo che avverranno i duelli. Non mancheranno le danze, con tre coreografie, una delle quali è quella del “palo medievale con la cordella” (una serie di nastri). Saranno diversi, dunque, i momenti di intrattenimento e di attrazione non soltanto per gli agrigentini, ma anche per visitatori dei comuni vicini e per i turisti: la rievocazione è un evento dal grande valore socio-culturale, ma può avere anche ricadute di natura economica. alt“Assolutamente sì – conferma Raneri -; immaginiamo l’interesse che la ricostruzione fedele di un accampamento militare medievale possa avere per gli alunni delle scuole. È a mio parere il modo più efficace per insegnare la storia e trasmettere dei valori.

Significa tramandare la storia in maniera da affascinare e trasmettere conoscenza in modo più immediato. Pensiamo alle cene medievali, che ormai si realizzano in diverse parti d’Italia. Significa riappropriarsi della propria storia, riscoprire le proprie radici, comprendere meglio da dove veniamo. Una rievocazione storica è una lezione di storia vivente“. Raneri crede profondamente nei suoi studi e nelle rievocazioni. “Questa avventura è nata nel 2003 con il Corteo storico di Comitini. Da quel momento siamo stati chiamati a partecipare a numerose rievocazioni storiche in Italia e all’Estero. L’esperienza che ricordo più volentieri è quella di Colonia, in Germania, dove c’è un’ammirazione straordinaria per la corte di Federico II. In Sicilia non abbiamo la stessa cura, la stessa attenzione per un periodo storico così importante della storia. Altrettanto interessante è stata la nostra partecipazione a Malta, dove c’è un vero e proprio culto per le rievocazioni storiche.” Fu sin dagli albori che al Corteo Storico di Comitini fu chiesto di realizzare la corte imperiale di Federico, sostituendo la figura centrale, che era quella di un omonimo, Federico II d’Aragona: questi veniva rappresentato come il fantasma di Palazzo Bellacera, storico edificio del 1600 di grande pregio architettonico, che si trova proprio a Comitini.
“Quando in Sicilia cominciò a diffondersi un certo interesse per la Corte Imperiale, noi già giravamo per il mondo. Così – ricorda Raneri – la Presidenza della Regione ci nominò Ambasciatori dell’Identità Siciliana nel mondo”.
La formula del Corteo storico di Comitini ruota attorno alla figura di Federico, che coordina tutte le epoche storiche e celebra l’evento, che può essere la fondazione di un Comune, la concessione dello jus populandi o, come in questo caso, l’arrivo del Vescovo Gerlando ad Agrigento. Federico “torna” a rendere omaggio ai grandi dell’epoca storica, anche se non suoi contemporanei. “Ho riproposto anche l’investitura medievale come avveniva in Sicilia, che era molto diversa da quella che viene rappresentata nei film sui cavalieri – sorride Raneri – . Infatti, in Sicilia, il cavaliere poneva le mani in quelle del signore del tempo e costui gli chiedeva fedeltà. Il cavaliere giurava e donava al suo signore la vita. Quest’ultimo allora gli consegnava simbolicamente un pugno di terra della tenuta del feudo che gli veniva concessa, o un ramoscello dell’albero appartenente alla coltivazione: d’olivo, di mandorlo…”.

alt“La Rievocazione storica – chiarisce – riproduce una vicenda del passato così com’è avvenuta, attraverso la cura dei costumi e utilizzando un linguaggio più vicino a quello contemporaneo, in modo che sia comprensibile”. Ed aggiunge: “Le rievocazioni storiche riescono a trasmettere anche fiducia e speranza. Come quando a Comitini rievochiamo i garibaldini, oppure l’affrancarsi dei contadini dal potere dei signori, o come quando, sabato, mostreremo i vincitori normanni accanto ai musulmani, poiché furono rispettosi dei vinti, e con loro furono capaci di convivere serenamente”. In questo modo Raneri riesce a far capire perché siamo così diversi tra noi, perché il nostro sangue è frutto di una convivenza tra popoli diversi, perché siamo il risultato di tante epoche e, pertanto, sentiamo uno stimolo in più per imparare a vivere in armonia con tutti.

Anna Maria Scicolone

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