Agrigento, Ponte Morandi: lo sfregio da cancellare

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Forse molti adesso si renderanno conto dei rischi corsi per anni da residenti e turisti transitando fra Girgenti e Porto Empedocle su quel viadotto.

Ponte Morandi Agrigento

Per fortuna la procura della Repubblica di Agrigento ha acceso già da qualche anno i riflettori sul “nostro” Ponte Morandi, su quello sfregio di calcestruzzo che devasta i contorni della Valle dei Templi. Forse molti adesso si renderanno conto dei rischi corsi per anni da residenti e turisti transitando fra Girgenti e Porto Empedocle sul viadotto progettato dallo stesso ingegnere osannato nel 1967 per l’acrobatico design del ponte crollato a Genova.

Se non ci fosse stata l’attenzione giudiziaria e il lavoro di associazioni come MareAmico che in questo e in altri casi hanno documentato l’erosione di piloni e campate forse le autorità preposte non avrebbero mosso un dito. Come accadde sul ponte Verdura, lungo la strada per Sciacca, e sull’altro crollato fra Campobello e Licata, giusto per fermarci ai casi più clamorosi, senza dimenticare la vergogna del ponte Scorciavacche sulla scandalosa Agrigento Palermo.

Sono richiami che facciamo con stanchezza perché si tratta di proteste ripetute più volte negli anni, anche attraverso Malgrado Tutto, costretti al replay perché passano i governi e i governatori, sbiadiscono le foto di Cuffaro, Lombardo e Crocetta, ma il nuovo che emerge appare incapace di provvedere spesso anche a minime manutenzioni.

Siamo in tanti per esempio a lavorare per accendere ben altri riflettori sulle meraviglie di questa terra, come fa il Parco archeologico con la Valle o il Fai con la Kolimbetra. Siamo in tanti a lavorare perché visitatori e turisti scoprano la vera Vigata di Camilleri fra i vicoli di Porto Empedocle, la statua di Sciascia nella Racalmuto della Fondazione, con il teatro che lo scrittore salvò e le miniere immortalate nelle Parrocchie, ovvero la bellezza della Piccola Atenedi Rosso di San Secondo a Caltanissetta, o ancora il miracolo della Cultural Farm nella città di Antonio Russello, a Favara, tutte tappe obbligate della Strada degli Scrittori.

Ma la fatica di costruire attenzioni finalizzate a flussi turistici sempre più consistenti si scontra con una inadeguatezza strutturale del sistema. Perché, anche in assenza delle vecchie Province malamente squinternate dal penultimo governatore, qualcuno dovrebbe curarsi per esempio di consentire il transito verso Favara senza sobbalzare rompendo la coppa dell’olio, finendo fuori strada o contro le auto che si incrociano. Accade fra il paese e lo svincolo Favara della Agrigento-Caltanissetta, l’autostrada denominata grazie all’Anas Strada degli Scrittori.

Ma a noi poco serve un tabellone con le immagini stilizzate degli scrittori se poi l’accesso alla Favara di Russello risulta devastante e insidioso come una trappola.

Distinguiamo fra grandi opere e ordinarie manutenzioni. Per riaprire a Ragusa il ponte sul fiume Irminio ci sono voluti 5 milioni di euro. Adesso c’è chi vuole spenderne 15 per ristrutturare il Morandi e noi speriamo invece che cancellino lo sfregio costruendo, come propone il sindaco Lillo Firetto, una strada “a raso”.

Scettici invece con la proposta dell’ultimo assessore arrivato alle Infrastrutture di organizzare una task force (le chiamano sempre così) con tecnici di Anas, Cas, ex Provincie e città metropolitane per monitorare a tappeto ponti, viadotti e gallerie. Scettici perché il monitoraggio o l’ordinaria manutenzione é già un dovere istituzionale di ognuno di questi soggetti da richiamare singolarmente alle proprie responsabilità.

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