Agrigento, messa in sicurezza della Cattedrale: la parola al prof. Teotista Panzeca

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Docente ordinario di Scienza delle Cosstruzioni presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, Panzeca  ha ricevuto dall’Ufficio Beni Culturali della Curia di Agrigento l’incarico di esaminare le analisi condotte dai Tecnici nominati dalla Protezione Civile Regionale.

Teotista Panzeca

Teotista Panzeca

Prima dell’incontro del 16 ottobre, presso la presidenza della Regione Siciliana, al fine di delineare il percorso tecnico amministrativo necessario ed individuare i provvedimenti immediati che ogni amministrazione coinvolta dovrà intraprendere abbiamo incontrato il prof.Teotista Panzeca, docente ordinario di Scienza delle Cosstruzioni presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo che ha ricevuto dall’Ufficio Beni Culturali della Curia di Agrigento l’incarico di esaminare le analisi condotte dai Tecnici nominati dalla Protezione Civile Regionale al fine di riferire sullo stato dell’arte, nonché sulle prospettive che tali analisi produrranno sulla fabbrica.

Professore lei ha avuto modo di leggere e studiare le relazioni fin qui prodotte dai tecnici che hanno studiato il colle e il duomo, che idea si è fatto dello stato in cui versa la Cattedrale?

La Cattedrale di Agrigento ha subìto nei secoli molti interventi di ricostruzione parziale e/o di riparazione a causa della sua poco felice posizione orografica. Infatti si trova ubicata in prossimità di un costone che si sviluppa verso valle secondo un forte pendio. Il sedime di fondazione è costituito da un banco di roccia calcarenitica di spessore variabile e limitato sotto cui vi è la presenza di strati di sabbia limosa e di argilla di consistenza e di spessore variabile. Negli anni, a causa di eccessi di carico sempre più consistenti introdotti nella struttura (contrafforti, sostituzione della copertura con travi in acciaio, realizzazione di cordoli in testa e muri alla base in cemento armato…), è cresciuto il grado di sofferenza del terreno.

Come giudica gli interventi che negli anni sono stati eseguiti sulla fabbrica?

Alcuni sono stati positivi come la palificata sotto le colonne della navata centrale, le travi in cemento armato che collegano la testa delle colonne ingabbiandole, un muro a valle che costituisce l’elemento di tenuta che in virtù dei tiranti inclinati è posto a salvaguardia della scarpata e quindi della Chiesa. Altri meno efficaci come i pali inseriti all’interno del muro prospiciente il costone. Infatti questi pali non sono ancorati in testa con nessuna parte della struttura stabile o del terreno. Il banco di roccia calcarenitica presenta una frattura lungo la navata laterale, lato nord, e si sviluppa parallelamente al costone interessando tutte le costruzioni prospicienti il lato nord. Ciò ha determinato una instabilità del muro lato nord, limitrofo alla scarpata. Il muro ha subìto un spostamento in direzione nord mantenendosi verticale, mentre la facciata si presenta con un fuori piombo verso l’esterno dal contrafforte sino alla parasta sinistra della facciata.

Lei ha avuto modo di leggere i rilievi effettuali negli ultimi tre anni dalla Protezione Civile Regionale in che stato versa la Cattedrale?

Dalle risultanze dei rilievi effettuati dalla Protezione Civile Regionale si può dedurre che il grado di sicurezza delle murature è elevato ed oscilla tra 4,6 e 10,0, mentre quello delle colonne risulta di circa 3. Da notare che la Normativa vigente impone un coefficiente di sicurezza pari a 2. La sicurezza è garantita, vi è solamente un problema riguardante movimenti pseudo rigidi di intere masse murarie da impedire.

Professore al presidente della Regione ha presentato una sua ipotesi progettuale per la messa in sicurezza del Duomo, meno invasiva e reversibile rispetto a quelle prospettate dalla Protezione Civile. In cosa consiste?

L’idea è semplice: per la zona quattrocentesca, cioè quella interessata maggiormente dai dissesti, in testa alle pareti di perimetro, devono essere introdotte coppie (1+1, 2+2,…) di catene (esterne ed interne) in modo da restituire alla struttura muraria un comportamento scatolare. Ripetere possibilmente lo stesso intervento ad una altezza diversa, ove possibile. Ripetere lo stesso intervento alla base lungo il perimetro murario, ed introdurre catene che connettono le fondazioni del muro lato nord con quelle del muro lato sud a circa mt. 1,5 dalla pavimentazione della Chiesa. A seguito della loro collocazione si opera una pretrazione dei cavi , che si traduce in precompressione auotoequilibrata nella fondazione, limitando così l’effetto frattura tra le due masse calcarenitiche (quella vicina al costone con quella stabile interna). Tutti i cavi devono scorrere entro guaine al fine di potere controllare il loro grado di sofferenza ed eventualmente sostituirle con cavi con prestazioni più elevate.

Un sistema simile va eseguito attorno all’abside che presenza lesioni verticali, dove si deve effettuare una sorta di cintura esterna su più livelli.

Solo questo?

No. Un altro aspetto fondamentale è la riduzione dei carichi, come ad esempio i contrafforti (muratura acclive) posizionati sia a protezione del muro lato nord, sia a protezione dell’abside. Un solo contrafforte pesa circa tons 100. Il beneficio di questa tipologia di intervento può essere dimostrato attraverso simulazioni numeriche, fondamentali per controllare gli effetti della proposta ed il grado di sicurezza che tali interventi producono nella fabbrica.

Fonte L’Amico del Poppolo

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