Agrigento, in 200 pagine le “discrepanze” più grossolane del Piano paesaggistico

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Nel territorio di Caltabellotta un canalone in cemento armato vincolato come torrente. Consegnato alla Regione un fascicolo.Trapani, presidente Ordine Architetti: “Il Piano va ritirato, ma rimaniamo aperti ad ogni forma di collaborazione..”

Massimiliano Trapani

Massimiliano Trapani

Il Comitato interprofessionale composto dai rappresentanti degli Ordini delle professioni tecniche (Agronomi, Architetti, Geometri, Geologi e Ingegneri) si arricchisce del contributo del Collegio provinciale dei Periti agrari e nella giornata di ieri ha consegnato un fascicolo che in 200 pagine circa riassume ed evidenza le “discrepanze” più grossolane contenute nel Piano paesaggistico provinciale. Per citarne una a titolo d’esempio: un canalone in cemento armato in territorio di Caltabellotta vincolato come torrente.

A ricevere il documento illustrato dai tecnici presenti è stato il dirigente generale del Dipartimento per i Beni culturali, Salvatore Giglione, che si è impegnato a studiarlo per poi relazionare in merito all’assessore, allo scopo di capire quali azioni porre in essere per “correggere” il Piano.

Il fascicolo contiene una sorta di sunto delle osservazioni, prodotte per ogni centro dell’Agrigentino, in cui sono evidenziati quegli errori dovuti alla mancanza di conoscenza del territorio e di “verifica” del reale stato delle cose, da cui scaturisce una cattiva aderenza alle esigenze dei vari ambiti interessati dal Piano paesaggistico.

Accettiamo con favore l’adesione del Collegio provinciale dei Periti agrari che potranno di certo contribuire con efficacia fornendo, per le proprie competenze specifiche, il punto di vista di chi opera nel comparto agricolo. Per noi il Piano va ritirato, ma rimaniamo aperti a ogni forma di collaborazione: e se questo vuol dire modificarlo, occorre che le correzioni vengano apportate in maniera puntuale perché così com’è è insostenibile – ha ribadito Massimiliano Trapani, presidente dell’Ordine provinciale degli Architetti -. A causa delle norme di salvaguardia che dal Piano scaturiscono e della loro funzione vincolistica, si determina come più volte sottolineato dal Comitato una paralisi dei territori senza ulteriori vantaggi in termini di salvaguardia, di sviluppo né di ritorno economico o di crescita. Inoltre, vogliamo scongiurare un danno economico per la Regione perché allo stato attuale qualunque ricorrente vincerebbe un ricorso al Tar e l’Ente dovrebbe risarcirlo per il danno subito”.

Per Domenico Terlizzese, presidente del Collegio provinciale dei Periti agrari, è “a tutela dell’imprenditoria agricola, (l’agricoltura con il suo +9% è un traino per l’economia in Sicilia), e per la salvaguardia del territorio che si è reso necessario partecipare ai tavoli tecnici e dare man forte al Comitato interprofessionale. È giusto ci siano delle regole, ma intendiamo contribuire alla realizzazione delle modifiche al Piano perché rispecchi le esigenze dei territori che sono vasti e vanno verificati in loco, e non presi in esame attraverso una cartografia che risale addirittura agli anni ’80. L’ambito agricolo è molto penalizzato dal Piano paesaggistico e dalle sue restrizioni – ha spiegato Terlizzese -. In alcune zone non è possibile ristrutturare la viabilità seppure sia preesistente. In altre zone è vietata la realizzazione di serre, specialmente nella zona di Sciacca e Licata, così come sul litorale palmese: zone vocate per la serricoltura da tempo, ed i cui prodotti, di alta gamma, hanno anche un marchio Dop. Con questi vincoli si determina un ulteriore colpo al settore agricolo che già vive le difficoltà dovute all’abbandono di terreni, al dissesto idrogeologico e ad altre cause. Quindi regole si, ma secondo le reali situazioni e necessità del territorio”.

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