Agrigento, effetto rimorso: il Comune ora copre le buche assassine

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Ma non si placano la rabbia e il dolore della città per la tragica morte di Chiara La Mendola

Chiara La Mendola“Ero lì tra i tanti, addolorato e triste testimone di gente sfiduciata e attonita, incredulo di ciò che purtroppo avevamo previsto solo qualche mese addietro, ma ciò che emergeva con prepotenza, tra tanto dolore, era l’impotenza di una città intera che non riesce a ribellarsi al proprio destino, che non riesce a tradurre in fatti il proprio sdegno”. Sono queste le parole che Pakito Danile affida ad una lettera aperta alla città, dopo aver preso parte ieri alla fiaccolata per Chiara La Mendola, la ragazza agrigentina morta lunedì scorso, 30 dicembre, in un incidente stradale in via Cavaleri Magazzeni. Tante, in queste ore, invero, le prese di posizione, anche da parte politica: i gruppi consiliari del Patto per il Territorio, Forza Italia e Nuovo Centrodestra di Agrigento, ad esempio, e il consigliere comunale Giuseppe Di Rosa nelle rispettive note stampa criticano il tentativo del sindaco di scaricare responsabilità perfino sulla burocrazia.

Il fatto che crea sconcerto nei cittadini è che improvvisamente, in queste ultime ore, operai comunali (si badi bene, non una ditta, ma le braccia stesse del Comune) si siano immediatamente messi al lavoro per coprire le buche più insidiose della città. Ciò a dimostrare che si conoscevano quali e quanti rischi fossero presenti sulle strade agrigentine e che ci fossero uomini e mezzi, finanziari e tecnici, per tutelare l’incolumità dei cittadini, senza dover ricorrere ad alcuna gara d’appalto. Doveva proprio morire una ragazza per correre ai ripari? Dovevano volare pesanti accuse durante una fiaccolata per ottenere un’assunzione di responsabilità? Non riteniamo, invero, che pochi gesti peraltro raffazzonati e purtroppo tardivi possano placare la rabbia degli agrigentini. Si dice che si stia esagerando, che si stia strumentalizzando la tragedia di una famiglia per offuscare l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Zambuto. Si dice che si stia cavalcando l’onda dello sconcerto e del dolore per colpire politicamente il sindaco. Tra gli attaccati ci sono anche i pentiti della rielezione del sindaco, ritenuti a gran voce tra i primi responsabili. altL’opinione pubblica è alimentata anche da chi sostiene che distribuire le responsabilità significhi in realtà non volere individuare dei reali responsabili. Gran parte di queste affermazioni ha un fondo di verità. Ma vanno considerati due aspetti non irrilevanti rispetto ai fatti di questi ultimi giorni: il primo è che per la prima volta dopo un cinquantennio Agrigento è scesa in piazza a manifestare contro chi dovrebbe essere al servizio dei cittadini; il secondo consiste nel fatto che nell’opinione pubblica stia maturando ormai da qualche tempo una nuova sensibilità, forse anche determinata dal perdurare della grave contingenza sociale ed economica, che ha messo in ginocchio un’intera città. L’incertezza del futuro impone che non si possa più pensare di prorogare l’agonia di Agrigento, che non si possa più accettare di dover pagare ulteriori tasse per essere infine male amministrati, che non si possa più perdonare ai politici di perseguire esclusivamente le proprie ambizioni personali. La morte di Chiara avvenuta in una strada dissestata non è che la punta di un iceberg, l’elemento più visibile e roboante di un sentimento che cova da tempo e che ha anche dato vita ad iniziative private e associazionistiche dallo specifico valore sostitutivo rispetto ad un ente pubblico inconsistente. La presenza di duemila persone in via Atenea e al Municipio, le urla di rabbia, nella città del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non sono l’espressione di un fenomeno passeggero. Sono il risultato di un malessere che serpeggia nelle strade, che si annida nelle case, nelle famiglie da lungo tempo. Tra le più frequenti esternazioni c’è un invito rivolto alla città a “svegliarsi”, a non subire più passivamente. C’è una voglia di fare, di esserci che non può essere sottovalutata. ” E allora svegliati Agrigento – scrive Pakito Danile nella sua lettera aperta – , squarcia quel torpore che da troppo tempo ti sei cucito addosso, è arrivato il momento di chiedere a gran voce il rispetto della tua dignità”. Parole, tutte condivisibili. Un’incitazione che abbiamo letto anche sui social network da parte di tanti espressa con medesima enfasi. La città apra gli occhi e sappia distinguere tra quanti la amano realmente e quanti invece sono disposti anche stavolta a vendere parole per mera ambizione personale. Una cosa è certa: la misura è colma. Agrigento trovi la forza di determinare la sua salvezza.

Anna Maria Scicolone

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