Agrigento e Favara, città senza confini

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I due Centri si intrecciano e si “abbracciano” in tante contrade. Raggiunto l’accordo per modificare i “limiti territoriali”. Tirano un grande sospiro di sollievo tutti i favaresi nelle cui case alcune stanze ricadono nel territorio del loro paese ed altre nella Città della Valle dei Templi

Pranzo e cena a Favara, pernottamento ad Agrigento o viceversa. Non è un nuovo pacchetto turistico acquistabile on line ma il paradosso quotidiano che da decenni intere famiglie “favaragrigentine” vivono. Stiamo parlando delle decine di famiglie che vivono in abitazioni costruite, negli anni boom dell’abusivismo edilizio, proprio in lotti di terreno a cavallo tra i confini di Agrigento e Favara. A questi nuclei familiari vanno aggiunti anche quelli, e sono centinaia, di favaresi d.o.c che hanno realizzato il sogno della prima casa, dopo anni di sacrifici, costruendola interamente sulla parte di territorio del capoluogo che “entra” prepotentemente nel nucleo abitato di Favara. Ma il “disordine” dei confini non riguarda solo la famosa Favara Ovest,al centro anni fa di un’importante azione di riqualificazione urbana da parte del Comune di Agrigento.

Favara ed Agrigento si intrecciano e si “abbracciano” in tante altre contrade, anche distanti tra loro. Dalla zona industriale di Contrada San Benedetto a contrada Portella, dal Saraceno al Fegotto, da San Pietro a Casena, dalla miniera Ciavolotta al vallone Chimento è tutto un groviglio di costruzioni ed insediamenti industriali e commerciali che non pochi problemi di natura tributaria hanno dato ai rispettivi proprietari. Da un lato cittadini che chiedono interventi di manutenzione e strutture, dall’altro Enti che non “sentono” propria l’appartenenza delle porzioni di territorio. Finalmente, dopo vent’anni di discussione “bilaterale” tra le rispettive amministrazioni e consigli comunali, all’orizzonte c’è una schiarita. L’iter amministrativo, lungo e tortuoso, ha visto coinvolgere inizialmente nel 1995 le amministrazioni Airò e Sodano, seguite poi da una parte da quelle guidate da Vetro e Russello e dall’altra sponda, all’ombra dei Templi, da Piazza e Zambuto con i rispettivi Consigli Comunali, all’interno dei quali sono state sempre istituite apposite commissione sulle “rettifiche territoriali”. Pochi giorni fa l’annuncio da parte dei Presidenti delle rispettive commissioni Consiliari Antonio Fallea per Favara e Francesco Picone per Agrigento dell’accordo “politico” raggiunto e che prevede la cessione di Favara Ovest a Favara e una parte dell’area industriale ad Agrigento. Ma i dettagli dell’accordo saranno illustrati giorno 14 dicembre nel corso di un incontro che si terrà al Teatro Pirandello e che vedrà presenti anche i Sindaci Manganella e Zambuto. Ma la conclusione dell’iter avverrà subito dopo il coinvolgimento diretto della gente. La legge, infatti, prevede un referendum popolare a cui saranno chiamati i cittadini interessati chiamati ad esprimere il proprio consenso. Quello tra Favara ed Agrigento, i cui centri abitati ormai distano appena 8 chilometri, è un rapporto “particolare” tra cugini della stessa famiglia. Acceso il campanilismo sportivo, con derby infuocati sugli spalti dell’Esseneto e del Bruccoleri, compagni di banco negli istituti superiori di Agrigento: il favarese e l’agrigentino vivono questa “diatriba” con atteggiamenti di costume davvero singolari. I giovani durante la settimana studiano insieme, molti si innamorano dando vita a centinaia di relazioni sentimentali, decine e decine di favaresi hanno attività commerciali rinomate in Via Atenea o al Villaggio Mosè, centinaia di agrigentini abitano a Favara dove il prezzo medio di un affitto di casa è decisamente inferiore rispetto al capoluogo. Ma, come detto, basta poco per “rivolgersi” non proprio di cuore i famosi “marchi” (anche attraverso il web) di “razza gialla” e “linticchieddri”. Ma subito dopo, fortunatamente, si continua a coabitare insieme, pur restando di fondo un sentimento di ospitalità maggiore nell’animo del favarese, ritenuto comunque “provinciale” per diversi atteggiamenti da parte dei cugini del capoluogo. Tra Favara e Agrigento ci aveva pensato a far accendere un feeling lo scomparso onorevole Filippo Lentini, all’inizio degli anni Novanta, trasferendo proprio ad Agrigento la squadra di calcio dell’U.S. Favara. Ma quel tentativo, denominato prima “Agrigentofavara” e poi “Agrigento Hinterland” ,fallì in maniera decisa. Ognuno sotto le rispettive bandiere ma… E qui continuano i “paradossi”. Il Favara Calcio, non disponendo fino a qualche anno fa di un campo in erba, giocava all’Esseneto, squadre di Volley e di Basket, ma anche di nuoto di Agrigento ad utilizzare le strutture del Polisportivo di Contrada Pioppo. In estate la “coabitazione” diventa più presente, soprattutto da Punta Bianca alla foce del Fiume Naro, con serate trascorse sulla spiaggia o attorno ad un barbecue. Zingarello, Misita e Cannatello, pur ricadendo in territorio di Agrigento, da sempre sono ritenuti lo “sbocco a mare” di Favara. E per avere un “titolo” quasi di proprietà il Comune di Favara da anni ha in gestione un’area demaniale dedicata ad Abid, l’eroe tunisino sposato con una favarese, morto nel tentativo purtroppo fallito di salvare dalle onde del mare di Cannatello un bambino di Agrigento. Nel Giardino di Abid il Comune di Favara organizza le manifestazioni estive “sostituendosi” all’assenza dell’Amministrazione Comunale di Agrigento. Eventi estivi che hanno avuto anche la benedizione dei Santi, se si pensa che San Giuseppe, Patriarca di Favara, in diverse occasioni è stato portato in processione tra gli stretti vicoli di Cannatello, tra fumanti minestre di legumi, dal sapore tipico favarese. Anche nella toponomastica non sono mancati gli “incidenti” diplomatici. Dopo la sostituzione di via Favara Vecchia con via Ragazzi del 99 (area della stazione dei bus), a Favara fu presentata una istanza per “cancellare” via Agrigento. Ma l’amministrazione comunale della cittadina chiamanontana, in maniera saggia ed equilibrata, non diede mai seguito a quella richiesta popolare. Via Agrigento a Favara ancora oggi non rappresenta una “semplice” via, ma un’intera zona tra le più popolate ed attive del territorio

Giuseppe Piscopo

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