Agrigento. Cosa resterà…di questa campagna elettorale?

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L’abbandono dei rispettivi partiti di Adragna, Gentile e Cimino. Le inutili Parlamentarie del Pd, con il nuovo che difficilmente avanzerà. Alfano che torna a comiziare, dopo tanto tempo, nella sua città annunciando che vi riaprirà la segreteria. Il clamoroso flop di Fini. E sullo sfondo, lontani, come se la politica non dovesse toccarli, i gravi problemi della gente comune

altLa campagna elettorale per le elezioni politiche è ormai agli sgoccioli e può essere tracciato un bilancio. L’appuntamento con queste elezioni, a poca distanza per noi dalle consultazioni regionali, ha più di qualcosa di strano, di anomalo. È abbastanza normale che a livello locale la campagna sia stata scarsamente sentita, che non abbia acceso la competizione; ma la generale confusione di schieramenti e nuovi partiti, di continui attacchi tra parti avverse, di vera e propria aggressione mediatica danno l’impressione di aver allontanato ancora di più gli elettori e di aver scoraggiato maggiormente quegli irriducibili indecisi che non vogliono andare a votare. E, se è vero, che negli ultimi giorni tra gli indecisi ci sarà qualcuno che si sveglierà spinto da un rinato senso civico, pare, secondo le valutazioni dei politologi, che lo farà per votare a destra.

Sono calcoli sulle intenzioni degli elettori ma, trattandosi di probabilità statistiche, vanno comunque tenute in considerazione. Tuttavia non rileverebbero, per numero, stravolgimenti di fronti, né grosse sorprese. Il sorpasso del centrodestra è alquanto improbabile, malgrado il ritorno del manipolatore mediatico per eccellenza, Silvio Berlusconi. Va valutato piuttosto seriamente, invece, questa anomalia di fondo per cui tutti, anche tra i locali candidati, siano convinti che stavolta sia stato concepito un “feto di parlamento”, che non sarà in grado di sopravvivere più di sei mesi, ovvero di garantire a lungo una stabilità di Governo. È come dire che stiamo tutti in attesa di un fallimento annunciato che, al di là dell’eventuale affermazione di un centrosinistra, dopo anni di berlusconismo, non lascerà intravedere la luce in fondo al tunnel per milioni di famiglie. Viene quasi unanimemente definito uno step necessario. E sarebbe anche accettabile il prolungamento di tale agonia generale, se in questo step, il nuovo Parlamento, colorito da nuove presenze e forse rinnovate saggezze, avesse il coraggio di adottare quelle riforme necessarie per far ripartire il Paese, prima fra tutti la nuova legge elettorale.
S’ipotizza un Parlamento che abbia comunque la presenza determinante e di disturbo di sostenitori di Grillo o di rivoluzionari di ogni specie, da quelli “civili” a quelli più “moderati”, che se non altro avranno la possibilità di proporre o imporre un cambiamento di rotta necessario, rispetto alla cattiva politica, al malaffare, agli inciuci, ad un esercizio del potere che è sempre più lontano e perfino contrario al bene del Paese. La spinta è necessaria, invero, perché l’Italia è comunque davanti ad un bivio: scegliere la continuità o determinare il cambiamento. La Sicilia ha lanciato segnali precisi. Non sappiamo ancora come andrà a finire nell’isola e quali saranno gli esiti dell’attuale esperienza governativa, ma certamente al Governo del Paese si attende una svolta reale, che sappia traghettare l’Italia in una fase di ripresa economica e sociale ed anche morale.
LLuigi GentileNell’agrigentino di questa campagna elettorale c’è davvero poco di memorabile. Clamorosa in provincia è stata la scelta di Gianfranco Fini, leader di Futuro e Libertà, di pronunciare il suo discorso in una sala semi-deserta, o piena a metà, con uno strascico portentoso di commenti sugli organi di informazione e sui social network. Si è fatta dunque sentire l’assenza di Luigi Gentile, responsabile secondo Fini di voler “essere candidato, garantito”. È lo stesso Gentile, peraltro assurto alle cronache per una denuncia della Guardia di Finanza e una citazione della Corte dei Conti, che ha presentato il suo Movimento “Noi per la Sicilia”, trascinandosi dietro i sostenitori. Gentile, lo ricordiamo, era risultato tra i più votati all’Ars, ma non era stato eletto perché il suo partito non aveva superato la quota di sbarramento del 4%. Atmosfera da crepuscolo anche attorno al candidato premier del Pdl Angelino Alfano, che dopo tanto tempo è tornato a tenere un comizio nella sua città, in una sala d’albergo. Lontani i tempi dei palazzetti dello sport e dello sconfinato sventolio di bandiere. Sensazione ha suscitato l’annuncio che tornerà a riaprire la segreteria politica ad Agrigento. Dopo le primarie il clima si è sopito anche attorno al Pd, eccetto che per i pettegolezzi sul senatore Benedetto Adragna, invero un pesce fuor d’acqua con gli storici leader riconfermati del partito, tra cui Angelo Capodicasa con il suo seggio abbastanza sicuro. Adragna non è nuovo ai cambiamenti ed ha fatto un ennesimo e grande salto con i Popolari per Monti, dove avrebbe avuto “garanzia” di un seggio certo. Svelato l’arcano mistero delle relazioni di Gianfranco Miccichè con Berlusconi vista l’adesione di Grande Sud al progetto del Pdl, abbiamo ritrovato in quelle fila Salvatore Iacolino, mentre se n’è politicamente distaccato Michele Cimino, approdato in un nuovo movimento “Voce siciliana”, in appoggio al “Megafono” del presidente della Regione Rosario Crocetta. Di volti nuovi non ce ne sono, se non le chance elettorali offerte da partiti come Michele Ciminoil Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, o “Fare per fermare il declino” di un Oscar Giannino, costretto a dimettersi da leader (ma resta candidato) e a chiedere scusa, dopo le invenzioni sul suo curriculum. Poche le speranze per i nuovi in politica, che a causa di questa legge elettorale non avranno alcuna possibilità di misurarsi con il voto, ma ai quali abbiamo voluto per scelta dare voce proprio in queste pagine. La possibilità che da questa provincia possa emergere un quadro differente rispetto a quello nazionale è possibile, ma non sarà tale da poter in qualche modo determinare un cambiamento. Certo, c’è l’influenza determinata dalla vittoria di Crocetta alla Regione, c’è un Sel che si candida a diventare partito di Governo, c’è anche un movimento come “Fratelli d’Italia”, che ha come leader una caparbia Giorgia Meloni, c’è perfino il Movimento dei Moderati in rivoluzione, ma non cambierà lo scenario. Possibile vittoria del centrosinistra, alleanza con Monti, Grillo che potrebbe ambire ad essere il secondo partito, governo instabile, ritorno al voto: questo, per ora, nelle previsioni. In primo piano, in questi ultimi giorni di campagna elettorale, la lettera di Berlusconi sulla restituzione dell’Imu e la denuncia di Ingroia, lo scandalo di Mps, l’arresto del presidente di Finmeccanica, le gaffe di Monti sulla Merkel e una sua sempre più impacciata “salita in politica”, le incomprensibili metafore di Bersani, le ammissioni di Giannino e le numerose boutade berlusconiane.
Sullo sfondo, lontani, come se la politica non dovesse toccarli, rimangono i problemi della gente comune, delle famiglie in difficoltà, della scuola che arranca, dei poveri costretti a pagare anche per i ricchi, di senza lavoro, di cassintegrati, di imprenditori suicidi, di una ricerca destinata al declino, di un Paese che arretra nello sviluppo, di un’economia imballata e di soldi che non circolano più.

 

Anna Maria Scicolone

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