“Abbiamo idee, ma nessuno ci ascolta”

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Viaggio tra i giovani di Racalmuto, incerti tra entusiasmi e disillusioni

Alcuni giovani di Racalmuto, animatori del Grest 2012Un’altra estate sta passando veloce a Racalmuto. E in silenzio. Il silenzio dei giovani che si nascondono, che scappano. Vero è che il problema è generale, legato alla generazione che si rifugia nella rete, che “viaggia” attraverso social network e si stanca prima di rimboccarsi le maniche. Un disagio di questo tempo. Ma a Racalmuto questo disagio si raddoppia perché nessuno in questi ultimi anni ha avvicinato i ragazzi coinvolgendoli nelle scelte importanti.Di fatto oggi, probabilmente, i giovani di Racalmuto sono un po’ spenti. Quelli che s’impegnano, nell’impeto delle furie adolescenziali, sono vicini alle parrocchie: scout, associazioni, oratori.

Centinaia di ragazze e ragazzi sanno entusiasmarsi, dando alla comunità i colori e le voci di aria fresca e pulita. E qui bisogna dare merito ai sacerdoti e ai propri collaboratori per l’apertura costante nei loro confronti. Ci sono poi quelli che fanno teatro e sport, musica e danza, ma senza entusiasmi generali. Anche qui quasi quasi di nascosto. E poi ci sono quelli che stanno solo a guardare come si muovono gli altri, pronti ad apprezzare e criticare, com’è naturale. Come fanno quelli che, un po’ più grandi, nascondendo propri fallimenti, stanno solo a cercare peli nell’uovo, a disprezzare e a far pesare agli altri il peccato del fare, di gattopardiana memoria.
Una cosa è certa: i giovani racalmutesi hanno le idee chiare, sanno cosa ha bisogno il paese. C’è solo un problema: nessuno è riuscito fin’ora ad amalgamare e mescolare furori ed esaltazioni di entusiasmi e di freschi profumi giovanili. Non si riesce a metterli assieme, a coinvolgerli. Risultato: ora che il paese sta attraversando un momento di transizione e di sottile cambiamento, dove i ragazzi potrebbero mettersi in mostra, il silenzio si fa ancora più evidente. Nessuno interviene, nessuno propone. Sempre più assenti i giovani, scomparsi i vecchi politici, i militanti di partito. Resistono voci sparse che animano da soli il dibattito nelle piazze reali e virtuali.Entusiasmi e disillusioni La loro assenza, indirettamente, piace a chi in questi decenni avrebbe dovuto formare, costruire, sperare e lasciare alle nuove generazioni le porte aperte. E in questo un’attenta autocritica la devono fare, oltre alle istituzioni ufficiali, comprese quelle culturali, quei partiti e movimenti che hanno solo diffuso amarezze e rancori. “Piccole beghe paesane personali hanno bloccato la nascita di gruppi di giovani che potrebbero fare qualcosa – dice Angelo Di Vita, 34 anni, architetto – Tutti pensiamo e diciamo le stesse cose, tutti sappiamo cosa ha bisogno il paese, ma nessuno riesce ad uscire fuori da questo cerchio di invidie e contrasti che non hanno peraltro motivo di esistere”. “Non c’è più entusiasmo – dice un giovane barista – nessuno si mette avanti per organizzare serate o manifestazioni. E spesso quest’apatia viene scoraggiata da una burocrazia municipale lenta. E’ successo a me, che ho chiesto l’autorizzazione per una manifestazione mai realizzata perché si sono perse le carte”. Piccola vicenda di paese che al bar, tra i giovani, si trasforma in un’eterna sfiducia per le istituzioni.
“Manca la volontà – dice Martina Angelone, vicina alla Pro loco e impegnata ad accompagnare i gruppi di turisti che di tanto in tanto decidono di visitare Racalmuto – e spesso ci piace dare le colpe ad altri. Siamo noi gli apatici perché non sappiamo più cosa vogliamo”.
Gruppo scout di RacalmutoChi sta quotidianamente accanto ai giovani è Mara Adile, responsabile del gruppo scout, animatrice instancabile dei ragazzi, che tuttavia non è riuscita nell’ultima legislatura a trasferire lo stesso entusiasmo in consiglio comunale. Parla del sorriso e della forza dei giovani racalmutesi: “Sono belli e veri, vivi e carichi di voglia di fare – dice – lo dimostrano le tante iniziative che facciamo. Purtroppo però spesso si parla soltanto di chi non si comporta bene, generalizzando troppo”. “C’è tuttavia bisogno di una guida – aggiunge Mara – chi trascina i giovani nelle piazze, per le iniziative che coinvolgono più gente possibile”.
Da queste poche ma significative testimonianze crediamo non sia difficile come i giovani abbiano bisogno in definitiva che qualcuno li ascolti. Qualcuno che faccia veramente il tifo per loro, che sappiano capire le loro inquietudini, le loro speranze e, perché no, anche il loro desiderio di non smettere di sognare.

Salvatore Picone

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