1° maggio: pane di casa e giovani a spasso

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La cravatta rossa del signor G., il contesto e il lavoro che non c’è

Pane fatto in casaOggi è il primo maggio e, come ieri, in piazza Regalpetra c’è poca gente. Apertivi al bar per pochi ragazzi. Non manca però il signor G. Lui c’è sempre, anche se ultimamente si vede un po’ di rado. Ma c’è.
L’ho visto anche ieri mattina a passeggio. Sempre elegante, indossava una cravatta rossa e al centro, ben ricamato, il garofano dei socialisti. L’ha comprata a Rimini, nel famoso congresso del PSI. Sarà una coincidenza, ma il fatto di averla vista indossata in questi giorni, in questo giorno, mi ha fatto un po’ impressione.
La piazza vuota, le saracinesche abbassate, le attività commerciali che chiudono. E il lavoro? Che festa è oggi?
Intanto lui, il signor G., ha belle storie da raccontare. E le racconta. Ha fatto tante esperienze nella sua vita. Ha fatto l’autista, il minatore e ora gode di una pensione d’oro.
Mi racconta di miserie, di vigliaccate dei padroni. Ma almeno c’era lavoro – gli dico. Lavoro un caz.. – si arrabbia – venivamo sfruttati!

Poi cambia discorso. Mi racconta che ha fatto qualche volta l’autista a Leonardo Sciascia quando soggiornava a Racalmuto. Nel senso che l’accompagnava dal paese fino in campagna, visto che lo scrittore non ha mai messo le mani al volante. “Mi faceva fare il giro lungo – racconta – perché gli piacevano le storie che gli raccontavo. Una volta mi disse che stava registrando mentre io parlavo. Chissà che fine ha fatto quella registrazione. Si potrebbe fare un bel film, mi ha detto u professuri“.
Racconta i particolari dei tragitti in macchina che faceva con Sciascia, dal paese alla Noce, la contrada dove lo scrittore aveva una casa e dove ha scritto i suoi libri.
Ma io continuo a fissare la cravatta rossa col garofano. Penso ai comizi che si facevano negli anni di Rimini anche a Racalmuto. Ricordo vagamente il camioncino rosso, che serviva da palco, girovagare nei quartieri.
Il signor G. parla ancora di Sciascia. Gli chiediamo di poter registrare questa storia. Lui, disponibilissimo, pronto a raccontare.
Mangiando, però, si ricorda meglio – dice. E’ un invito ad organizzare una cena.
“Ma non parliamo di lavoro – mette le mani avanti – solo cose di Sciascia”.

Si mangia e non si lavora. La cravatta rossa dei socialisti. Le camicie bianche dei democristiani. Il contesto. Sciascia. Il professor Laurana e a ciascuno il suo. La faccenda adesso si complica. E per come sono andate le cose, anche a Racalmuto, e non solo ai tempi del garofano, dello scudo, di Bella ciao, ma anche più recentemente, dove sono stati fatti capolavori e disastri, ci sarebbe da mettersi le mani in testa.
Ma è il 1° maggio, meglio non pensarci. Oggi si mangia e si beve e non si lavora. Da queste parti si va al mare o in campagna, all’aria aperta. Qualcuno si prepara il pane di casa. Con questo caldo in piazza si soffoca e in tutti i sensi, tiene a precisare Peppino.

Salvatore Picone

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